Il Cloud Computing in Italia: a che punto siamo?

Il Cloud Computing in Italia: a che punto siamo?

Una ricerca di Nextvalue fa luce sullo stato del Cloud Computing in Italia, mettendolo a confronto con la situazione Europea. Per uno sguardo più approfondito abbiamo intervistato Google Enterprise nella persona di Gabriele Carzaniga

di Andrea Bai pubblicato il nel canale Mercato
Google
 

I benefici e gli ostacoli, visti dai CIO

Rispetto all'anno precedente, tuttavia, gli italiani guardano con più interesse al Cloud: il 41% del campione sostiene che si tratta di tecnologie in grado di poter avere un buono sviluppo in ambito aziendale, mentre nel corso del 2009 è stato registrato solamente un 12% di consensi. Esiste ancora una dose di scetticismo, con il 18% del panel che reputa nulle le possibilità di crescita aziendale del Cloud Computing. Anche in questo frangente, l'Europa viaggia su altri livelli: solamente il 5% dei CIO europei reputano il Cloud privo di prospettive. Ma come è considerata l'offerta Cloud attualmente disponibile sul mercato? A questa domanda il 33% del campione italiano ritene l'attuale offerta matura e soddisfacente, mentre il 16% è convinto che vi sia ancora molto lavoro da fare. Parere diametralmente opposto tra gli europei, dove ben il 62% degli intervistati sostiene che attualmente il mercato non è capace di esprimere un'offerta sufficientemente matura per le esigenze del pubblico.

Riduzione dei costi di infrastruttura (57% del campione), scalabilità della domanda (22%) e frequenza di aggiornamento del software (14%) sono, per i CIO italiani, le principali motivazioni a suffragio del passaggio in direzioni di soluzioni Cloud. I CIO Europei ritengono invece di primaria importanza la scalabilità (73% degli intervistati) e la riduzione dei costi harware (62% del campione), ma il 44% degli intervistati considerano con molta attenzione anche la riduzione del costo del personale IT e dei costi amministrativi, un aspetto considerato solamente dall'8% dei CIO italiani.

Nonostante, come detto precedentemente, la mancanza dei budget adeguati rappresenti un freno all'adozione del Cloud Computing, in Italia si sta prendendo sempre più coscienza dei suoi benefici: il principale vantaggio, indicato dal 52% del campione italiano (nel 2009 era il 9%), è il cosiddetto ROI - Return on Investment, seguito dalla riduzione della variabilità dei costi legati a software, infrastrutture e personale (42% del campione, rispetto all'80% rilevato nel 2009). Tra gli altri vantaggi viene citata una maggiore elasticità operativa (33%), l'automazione degli aggiornamenti (18%), la sicurezza del servizio in termini di integrità e salvaguardia dei dati (11%). Anche in questo caso i CIO europei esprimono pareri differenti: il principale beneficio in europa viene visto come la flessibilità nella gestione operativa dall'81% del campione, mentre al secondo posto si piazzano, con il 71%, il calo e la variabilità dei costi. Seguono le competenze riconosciute del fornitore (22%) e una precisa valutazione del ROI di progetto (19%).

La carenza di cultura aziendale (66%) rappresenta il principale ostacolo secondo i CIO italiani per l’implementazione del modello di Cloud Computing. Per gli europei invece la questione è legata alla mancanza di competenze, all’immaturità delle tecnologie (56%) e alle perplessità circa i temi della sicurezza e della privacy (53%).

Rispetto ad un anno fa, la ricerca riscontra l’inizio di trend di maturazione del cloud computing in Italia, che però è connotato soprattutto da una maggiore conoscenza degli strumenti e delle practiche a disposizione, mentre ancora non ha innescato un fenomeno di adozione massiva. In generale si rileva un atteggiamento di estrema prudenza nei riguardi di iniziative concrete, al contrario della situazione che invece descrivono i CIO europei messi a confronto. In positiva controtendenza sono soprattutto quelle realtà italiane che operano in contesti complessi ed internazionali, dove il primato dell'IT come fattore strategico per il business è parte integrante dalla cultura aziendale.

La situazione fotografata sul panorama europeo potrebbe rappresentare ciò che si vivrà nel nostro Paese fra qualche anno, quando anche i CIO italiani riusciranno a lasciarsi alle spalle i dubbi attuali e potranno disporre di budget più adeguati per mettere in pista nuovi progetti legati al cloud.

 
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