L'innovazione in azienda: il parere dei CIO italiani

L'innovazione in azienda: il parere dei CIO italiani

NetConsulting pubblica i risultati dell'annuale indagine condotta tra i CIO delle settanta principali aziende italiane del settore privato. Tutti sono concordi: l'innovazione rappresenta una strada da percorrere per la ripresa economica

di Andrea Bai pubblicato il nel canale Mercato
 

Introduzione

Qualche giorno fa sono stati resi noti i risultati di "CIO Survey 2010", la sesta edizione dell'indagine che si propone due importanti obiettivi: l'analisi delle tendenze, strategiche ed informative, che le principali aziende leader stanno implementando e l'individuzione di quali siano i trend tecnologici e come questi siano allineati con il business e i piani strategici aziendali.

Promossa da HP, Microsoft e Telecom Italia, con il patrocinio dell’Associazione Utenti di Sistemi e Tecnologie dell'Informazione (AUSED) e del Club per le Tecnologie dell'Informazione (Club TI) di Milano, CIO Survey 2010 ha raccolto i pareri dei CIO di 70 grandi aziende italiane appartenenti al settore privato.

Ma prima di osservare i risultati di questa indagine, è necessario delineare la figura del CIO, acronimo di Chief Information Officer. Si può banalizzare affermando che si tratta di colui il quale detiene la responsabilità di governare all'interno dell'azienda l'infrastruttura tecnologia a sostegno degli obiettivi di business. Nella realtà dei fatti la figura del CIO è molto più complessa, ed i suoi compiti spaziano su di un'area decisamente più vasta. Del resto, con l'information technology che è divenuta una parte fondamentale ed integrante del business, la rilevanza della posizione di CIO non ha potuto che crescere di conseguenza.

Tipicamente un CIO viene coinvolto nell'analisi dei processi aziendali e in una loro eventuale riorganizzazione, si occupa della definizione dei requisiti funzionali e architetturali degli strumenti informativi e della gestione relativa all'introduzione di nuovi strumenti, ha l'incombenza di dover delineare e gestire il budget destinato ai Sistemi Informativi (in concerto, ovviamente, con il Chief Financial Officer), stabilire le metriche per la valutazione dell'efficienza interna e dell'insieme dei fornitori esterni, sia di strumenti, sia di servizi. Come si può facilmente evincere, la figura del CIO è particolarmente poliedrica e se da un lato il candidato-tipo alla posizione di CIO dovrebbe aver maturato una particolare eperienza e competenza in un buon numero di campi tecnologici, di contro vi sono altre capacità, come l'attitudine al business e la visualizzazione di prospettive strategiche, che possono avere la precedenza sulle abilità tecniche.

Quello che è importante considerare è che tuttavia la figura del CIO non è per nulla una figura di tipo statico: se già le altre figure-chiave dell'organigramma aziendale subiscono una fisiologica mutazione nel corso del tempo, il CIO, avendo a che fare con tutto ciò che è tecnologia ed innovazione, è ancor più soggetto a questo mutamento. Con la diffusione dei paradigmi di SaaS (Software as a Service), IaaS (Infrastructure as a Service), BPO (Business Process Outsourcing), il CIO va anche ad assumere il ruolo di referente e responsabile delle attività delle terze parti.

La sesta edizione di CIO Survey assume un significato particolare, in quanto occorre in coincidenza con un delicato periodo per il settore IT ed, in generale, per l'economia globale. Si colloca infatti nel momento successivo del collasso economico innescatosi alla fine del 2008 e proseguito nell'anno successivo: in questo frangente il quadro delineato dai CIO italiani lascia intendere come l'IT ha assunto un ruolo di importanza fondamentale per traghettare le realtà al di fuori della crisi in una strategia di solida ripresa economica.

 
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