Terremoto in Giappone: quali ripercussioni sull'hi-tech?

Terremoto in Giappone: quali ripercussioni sull'hi-tech?

Il violento sisma ed il conseguente tsunami abbattutisi sul Giappone avranno ripercussioni nei mesi a venire anche sul settore tecnologico. Le aziende stanno ancora cercando di stimare l'ammontare dei danni

di Andrea Bai pubblicato il nel canale Mercato
 

Il terremoto dell'11 Marzo 2011

Lo scorso venerdì 11 marzo alle ore 14,46 Japan Standard Time un forte terremoto ha colpito il Giappone. L'epicentro del sisma, di 8,9 gradi della scala Richter, è stato localizzato in mare a 130km ad est della città di Sendai, e a 24km di profondità. La posizione dell'epicentro ha causato un gigantesco tsunami che si è abbattutto con estrema violenza sulle coste giapponesi, spingendosi nell'entroterra fino a 5 chilometri dalla costa. Nel momento in cui scriviamo il cataclisma ha causato circa cinquemila vittime accertate e diverse migliaia di feriti, ma vi sarebbero ancora oltre 10 mila dispersi. Le zone maggiormente colpite dalla devastazione sono la prefettura di Miyagi e quella di Fukushima.

Il terremoto avrà ripercussioni anche nel settore tecnologico e dell'elettronica. Sebbene molte delle attività di produzione siano localizzate in altre nazioni dell'Asia, come la Cina e Taiwan, il paese del Sol Levante ospita i quartier generali di molte realtà di rilievo del panorama tecnologico e alcuni stabilimenti di produzione, che in queste ore sono impegnati a stimare l'impatto che il terremoto ha avuto sulle attività produttive. Attualmente le notizie sono ancora frammentarie ed in continuo aggiornamento ma, salvo alcuni rari casi, molte delle realtà tecnologiche con sede in Giappone sono state toccate solo marginalmente dal terremoto, senza riportare conseguenze di particolare entità, dal momento che la maggior parte degli stabilimenti sono dislocati nella zona sud-ovest dell'isola o comunque costruiti secondo criteri antisismici che si sono dimostrati capaci di resistere alle sollecitazioni derivanti da un sisma spaventoso come quello di venerdì scorso.

Alcune realtà come Fujitsu, Canon, Epson, Nikon e Sharp stanno ancora valutando i danni, mentre Sony ha già comunicato di aver sospeso le attività in sei stabilimenti produttivi. Sarebbe andato distrutto, invece, lo stabilimento EV Energy di Panasonic a Sendai. Nessun danno per gli stabilimenti produttivi della joint-venture tra Sandisk e Toshiba, situati a Yokkaichi a circa 630km dall'epicentro del terremoto. Nel complesso quasi tutti gli stabilimenti hanno sospeso le attività produttive sia a scopo precauzionale, sia per problemi secondari legati all'interruzione della fornitura di risorse come l'energia elettrica o l'acqua corrente. Sebbene non vi siano ancora comunicazioni ufficiali, molte delle attività potranno essere riprese, almeno in linea teorica, nel giro di pochi giorni.

La società di analisi di mercato iSuppli cerca di fare il punto della situazione sulla base dei dati relativi all'economia giapponese dello scorso anno, per capire in che modo l'industra elettronica, a livello globale, vivrà le conseguenze del disastro giapponese. Nel 2010 il paese del Sol Levante ha generato il 13,9% del fatturato mondiale proveniente da prodotti elettronici, siano essi computer, dispositvi CE, soluzioni di comunicazione e via discorrendo. Sempre nello scorso anno il Giappone ha contribuito per più di un quinto alla produzione globale di semiconduttori. Le realtà nipponiche hanno generato 63,3 miliardi di fatturato proveniente da microchip, ovvero il 20,8% del mercato mondiale.

 
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