ICT & Gaming: videogiochi per quasi un italiano su due, fra cui molte donne

ICT & Gaming: videogiochi per quasi un italiano su due, fra cui molte donne

Abbiamo assitito a una tavola rotonda con gli sviluppatori di videogiochi, esponenti di Aesvi e del Politecnico di Milano e alcuni ingegneri di HP a proposito dei trend emergenti e delle soluzioni consolidate nel mondo del gaming di oggi.

di Rosario Grasso pubblicato il nel canale Mercato
HP
 

Gli sviluppatori in Italia

Alla fine dell'evento sono intervenuti anche due sviluppatori italiani: Riccardo Cangini, fondatore di Artematica Entertainment; e Davide Pensato, responsabile di dpstudios. Anche i due sviluppatori hanno fatto delle riflessioni sui cambiamenti occorsi nell'industria dei videogiochi negli ultimi anni, sottolineando quali sono oggi le difficoltà per un produttore di videogiochi in Italia.

Angry Birds

Artematica, ci spiega Cangini, è passata dal mondo PC a quello delle console e, infine, all'universo mobile. "È cambiata l'utenza, i giocatori hardcore oggi sono una nicchia se si considera l'espansione di Facebook e del mondo mobile", dice Cangini. Facebook, di fatto, oggi conta più di un miliardo di utenti registrati, e circa la metà sono dei giocatori, il che amplia in maniera considerevole l'universo videoludico.

"Artematica non potrebbe andare avanti solo con lo sviluppo e la produzione di giochi, quindi deve produrre anche dei servizi", ammette Cangini. "Produrre un videogioco nel 2010 costava 60 milioni di dollari, e questa spesa è cresciuta ulteriormente negli ultimi anni. Per gli Usa la produzione di un videogioco è accomunabile alla produzione di un film. Quindi lì è possibile fare un gioco del genere così come è possibile fare un film come Avatar. Ma Avatar non potrebbe essere prodotto in Europa, e così è anche per i giochi".

"Sono cambiate le pipeline di lavoro ed è subentrata una componente importante, come ci hanno indicato puntualmente gli impiegati di HP, ovvero quella relativa a storage e server. Una componente che fino a oggi gli sviluppatori tendevano a non considerare. In Italia si è pensato fino a ieri in termini di prodotto singolo, memorizzato su CD, piuttosto che in termini di prodotto distribuito online", evidenzia Cangini.

dpstudios, invece, si occupa di audio nei videogiochi. Davide Pensato nel 2007 ha esternalizzato il tipo di impegno che aveva in Ubisoft Milano e ha prodotto la sua società indipendente, che oggi ha tanti partner internazionali che richiedono il suo intervento per lo sviluppo degli effetti audio dei loro giochi. "Si tende a essere più multitask, si lavora sempre più spesso su tanti piccoli progetti contemporaneamente", dice Pensato, che ritorna anche sull'importanza dello storage e la diffusione dei contenuti sulla rete. Infrastrutture avanzate come quella descritta da HP per il lavoro di Pensato sono ormai fondamentali perché, spiega, ha bisogno di condividere grosse quantità di dati con i suoi partner internazionli.

"Il problema di questo mestiere è che fa parte di un mondo dinamico e viene spesso visto come una passione e basta. Fai quello che ti piace, ma in realtà devi capire come guadagnarci, sennò non puoi più farlo. L'unico modo per riuscire in questo oggi è dedicarsi al mondo mobile", dice ancora Cangini. "Angry Birds è stato il 53mo o il 54mo gioco di rovio, mentre i precedeti erano tutti falliti. quindi ci vuole anche molta costanza...chiamiamola costanza".

I Play 3D Soccer

Il successo di app come Angry Birds si spiega anche con i fenomeni di viralità che questi giochi riescono a innescare. Molto spesso essere in testa alle classifiche di iTunes o di Google Play diventa fondamentale, ed è molto importante anche il rating degli utenti. Un'app che parte con un rating basso è già svantaggiata in partenza. Il web di oggi è poi sempre più strutturato intorno alle web app e ad HTML 5, il linguaggio che sta sempre più diventando un punto di riferimento principalmente per il gaming online. HTML 5, infatti, consente di sviluppare applicazioni che sono subito compatibili per tutti i dispositivi, anche perché si tratta di un linguaggio compatibile, a differenza di Adobe Flash, anche con i sistemi iOS.

"Se non arriva un grosso player che rende stabile HTML5 e più performante, non sarà più possibile continuare a sviluppare giochi per HTML5, perché è una piattaforma molto complessa e poco adatta a questo tipo di prodotti", avverte però Cangini.

Quello che in definitiva ci stanno dicendo gli sviluppatori è che in Italia le grandi produzioni passano quasi sempre dal controllo dello Stato, che infatti produce dei grandi finanziamenti destinati soprattutto ai partner che rientrano nel settore del pubblico: si pensino alle fiction della Rai. Ma difficilmente un privato può disporre di una quantità di denaro così ampia da potersi dedicare alla produzione di un'opera di intrattenimento così rischiosa come un film come Avatar o come un videogioco come Half-Life 2.

Invece, i titoli che performano su iOS e Android sono piccoli titoli, che possono essere finanziati da chiunque, e che hanno buone possibilità di successo se si riesce a innescare il processo virale di cui abbiamo parlato, e ciò dà un'opportunità a tutti. "Anche perché in Italia una vera industria dei videogiochi non c'è mai stata", deve ammettere Cangini. "Io sono il fondatore anche di Simulmondo e, sotto questa etichetta, abbiamo prodotto il primo gioco di calcio realtime in assoluto (I Play 3D Soccer, nella foto ndr), con cinque mesi di anticipo rispetto a Electronic Arts. Ma per problemi di vario tipo, tra cui di contesto del paese Italia, non siamo riusciti ad entrare nel mondo dell'industria vera e propria".

4 Commenti
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cadmoz13 Novembre 2012, 11:59 #1
Articolo interessante, grazie!
circularCore13 Novembre 2012, 14:23 #2
Età media di 35 anni negli USA? però, si danno da fare
omega72613 Novembre 2012, 16:04 #3

Regressione e invecchiamento del fenomeno

Io credo che in USA (come nel resto del mondo) si assiste all'innalzamento dell'età media del videogiocatore perchè il fenomeno dopo aver toccato delle vette di popolarità sta leggermente scemando....
Quelli della mia età (ne ho 29) hanno iniziato a giocare con il commodore e il master system ( per citarne alcuni, so che esistevano Amiga e Nes e altro) ed erano rapiti da questo mondo tanto da coltivare in seguito la passione (io gioco ancora, magari ho cambiato tipo di gioco e gioco un po meno ma ancora gioco).
Le nuove generazioni invece mi sembrano molto meno interessate al videogioco, si sono interessati in senso generale ma si avvicinano alla cosa in modo differente...se io ho iniziato con Turrican e da ragazzino ho fatto tutta una serie di giochi lunghi e complessi (che ne so, Final Fantasy, Wonder Boy che andava finito tutto d'un fiato) per poi con gli anni passare a cose più casual e rapide a causa del poco tempo, i ragazzi di oggi iniziano già con giochi rapidi e più casual (il Fifa di turno) senza giocare al videogioco in modo profondo....
Forse questo è dettato anche dal maturare più rapido dei ragazzini di oggi che alle medie fumano e sc****o....è triste e si perdono tanto ma credo che il videogioco classico pur non morendo mai tornera fenomeno di nicchia...
mtofa27 Novembre 2012, 16:04 #4
Quoto, non solo quelli della tua età hanno cominciato con la Commodore ma anche quelli ancora più grandi come me, partendo da Vic 20 -> C64 -> Amiga -> PC.
Comunque la differenza con gli USA è dovuta anche al differente tenore di vita, almeno fino ad un pò di tempo fa.
Non so gli altri ma a me rimane pochissimo tempo libero tra lavoro e famiglia, mi piacerebbe ancora giocare ma non ci riesco e se qualche volta riesco a metterci le mani non ho più la pazienza di una volta...

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