HP e le cartucce consumabili, tra politica e tecnologia

HP e le cartucce consumabili, tra politica e tecnologia

Cartucce originali o ricondizionate? HP in occasione della tappa Italiana del suo tour Science of supplies spiega quali sono i motivi per cui, secondo l'azienda nordamericana, un utente finale dovrebbe scegliere quelli originali

di Gabriele Burgazzi pubblicato il nel canale Periferiche
HP
 

Introduzione

In occasione della tappa italiana del tour "HP Science of supplies", due portavoce della nota azienda nordamericana hanno approfondito diversi aspetti e argomenti legati ai materiali di consumo impiegati nelle stampanti HP. Con una precedente notizia ne avevamo dato annuncio e avevamo raccolto le vostre domande: laddove possibile abbiamo provato a dare una risposta a tali quesiti. Per comodità abbiamo preferito includere le risposte nel testo, andando a comporre un discorso organico. Passiamo ora ad analizzare alcuni elementi fondamentali per poter meglio capire e comprendere la tematica trattata.

Quando si parla di "materiali di consumo" si intendono quelle che comunemente vengono chiamate "cartucce" o "toner": si tratta pertanto delle parti che durante il funzionamento della stampante, sia essa a getto d'inchiostro o laser, si consumano e sul lungo periodo si esauriscono. La percezione che ho sempre avuto, almeno personalmente, di questi particolari componenti è sempre stata piuttosto vaga e generica: non credo di generalizzare troppo quando dico che spesso vengono identificati con il termine "inchiostro". Quando parlo di inchiostro mi figuro mentalmente il calamaio con la penna o la cara vecchia penna bic trasparente, con il livello dell'inchiostro ben visibile. A ben vedere invece il discorso non è proprio così semplice, e questa immagine lo dimostra:


Di cosa si tratta? Di una particella di toner. Piccola, estremamente piccola, tanto da essere in media grossa come 1/16 del diametro di un capello umano. All'interno di un normale toner per stampanti laser sono presenti circa 5 miliardi di queste particelle.

Discorso simile può essere affrontato con le cartucce e l'inchiostro contenuto al loro interno: per lo sviluppo di una nuova formula sono infatti necessari dai 3 ai 5 anni di ricerca, oltre a investimenti pari a miliardi di dollari. La composizione di un normale inchiostro non è solo acqua e colorante: sono presenti numerosi agenti e additivi, le cui proporizioni risultano fondamentali. Una moderna cartuccia ad inchiostro, inoltre, grazie alla propria testina è capace di rilasciare 30 milioni di gocce di inchiostro al secondo, per questo è necessario che l'inchiostro sia quanto più possibile ottimizzato per tale funzionamento.

Insomma, non semplici contenitori di inchiostro ma veri e propri prodotti tecnologici che per quanto il pensiero comune possa "sminuirli", rappresentano indubbiamente il risultato di importanti ricerche e tecniche produttive che sono state capaci di evolvere la stampa e portarla ai livelli che sono oggi ben visibili a tutti.

 
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