SSD, un mercato ancora incerto?

SSD, un mercato ancora incerto?

Il mercato degli SSD non è ancora decollato, nonostante al loro debutto furono visti come una rivoluzione capace di rimpiazzare in toto i tradizionali HDD. Non tutto è perduto, ma bisogna correre presto ai ripari, tagliando i costi e riconsiderando il target

di Andrea Bai pubblicato il nel canale Periferiche
 

Introduzione

Correva l'anno 2007 quando sul mercato hanno iniziato a fare la propria comparsa le prime unità Solid State Drive, ovvero unità di memorizzazione e archivazione basate su semiconduttore, in una ideale contrapposizione ai tradizionali Hard Disk Drive basate su tecnologia magnetica e meccanica.

E' comune atteggiamento, nel panorama tecnologico, considerare le novità come un qualcosa pronto ad aprire una rivoluzione. In particolare le soluzioni SSD furono allora ritenute una nuova manna dal cielo per i produttori di memorie NAND flash (le memorie utilizzati all'interno degli SSD) poiché intravedevano in questi nuovi prodotti una nuova strada ricca di opportunità per spingere in alto i propri affari. Non solo: a non molta distanza dal loro debutto, gli SSD vennero considerati come i naturali eredi dei tradizionali hard disk magnetici e meccanici all'interno dei personal computer. Basati su memorie NAND flash standard, gli SSD hanno un consumo energetico più contenuto rispetto a quello dei tradizionali hard disk.

L'entusiasmo nei confronti delle unità di memorizzazione a stato solido è però andato via via scemando nel corso degli anni: sebbene questi dispositivi abbiano visto una crescita tutto sommato solida nel corso del tempo, hanno al contempo sollevato qualche disappunto, andando ad impantanare il mercato nella fase di cosiddetta "early adoption": gli SSD rappresentano una soluzione ancor troppo costosa per il pubblico attento al portafoglio, e vi è una diffusa percezione che esista ancora qualche problema di affidabilità in ambito enterprise.

A causa della recente crisi globale, i produttori delle soluzioni NAND flash hanno mostrato una certa ritrosia a tagliare i prezzi dei chip con la stessa velocità adottata in passato, allargando così ancor di più la forbice di costo con gli Hard Disk tradizionali. I prezzi per i chip NAND sono solo nell'ultimo periodo calati repentinamente, ma potrebbe trattarsi di una misura giunta troppo tardi per i produttori di soluzioni Solid State Drive.

Queste premesse non vogliono dipingere il mercato degli SSD come un buco nell'acqua, quanto piuttosto delineare il contesto che sta portando a rivedere i proclami originari (ovvero che gli SSD avrebbero rimpiazzato completamente gli hard disk) e addirittura a far ritenere da alcuni che gli SSD potrebbero non diventare realmente attrattivi nei confronti del pubblico di massa.

L'impressione, insomma, è che il mercato delle soluzioni SSD sia stato caricato di aspettative eccessive. E questo è anche il parere di Jim Handy, analista per Objective Analysis, il quale in una recente relazione sullo stato del mercato SSD ha sottolineato come il mercato stesso stia effettivamente crescendo, ma ad un ritmo più basso rispetto alle speranze di molti. Handy evidenzia come la crescita più consistente si è verificata in realtà in quelle aree dove gli HDD non hanno semplicemente spazio (e cioè dove gli SSD rappresentano una reale alternativa o, addirittura, l'unica scelta), oppure in quei segmenti dove gli utenti sono disposti a pagare un prezzo più alto per ottenere in cambio le prestazioni maggiori offerte da un SSD.

 
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