Recupero dati, un'operazione da camera bianca

Recupero dati, un'operazione da camera bianca

Le operazioni necessarie al recupero di dati da un supporto di storage danneggiato sono delicate e complesse: è necessario un ambiente appositamente approntato con determinate caratteristiche di qualità dell'aria. Un tour nella Camera bianca di Kroll Ontrack, realtà specializzata nel recupero dati, per osservare da vicino queste operazioni

di Andrea Bai pubblicato il nel canale Periferiche
 

Introduzione

Il processo di informatizzazione avvenuto nel corso degli ultimi decenni, che avrà come culmine l'intera dematerializzazione dei flussi documentali di qualsiasi tipo di attività, ha portato ad una spaventosa crescita del volume dei dati e delle informazioni conservate sotto forma di bit e ha costretto tutte le realtà aziendali, grandi o piccole che siano, a dotarsi di sistemi variamente complessi per l'archiviazione delle informazioni digitali.

Informazioni che, in quella che è comunemente chiamata appunto "Società dell'informazione", rappresentano un elemento fondamentale per qualsiasi processo di business. L'informazione assume così un valore strategico, che deve essere adeguatamente protetto. In un adeguato piano di protezione dell'informazione che preveda le giuste contromisure di ridondanza, di neutralizzazione di sottrazioni dolose, e via discorrendo, vi è però un elemento di difficile previsione: il danneggiamento del supporto di memorizzazione, sia quando a causarlo è un difetto intrinseco del dispositivo, sia per cause accidentali.

Sebbene i supporti di memorizzazione siano, col tempo, divenuti sempre più affidabili così da ridurre l'incidenza di un malfunzionamento in grado di compromettere le informazioni in essi contenuti, bisogna altresì osservare che l'allargamento del mezzo informatico ad un numero via via maggiore di individui e realtà ha portato, nel complesso, ad un incremento dei casi di dati persi o danneggiati.


Testina che striscia sul piatto, materiale ferromagnetico abraso e dati tristemente irrecuperabili

A ciò va aggiunto l'impatto della crisi economica degli ultimi anni, che ha avuto come conseguenza principale la contrazione dei budget di numerose aziende con i comparti IT ad essere tra i primi a farne le spese. Per questo motivo molte realtà hanno posticipato piani di aggiornamento hardware, mandando i propri strumenti incontro ad un ciclo di vita più esteso che, nel caso di elementi meccanici come gli hard disk, si traduce in una maggior probabilità di malufzionamento.

Ovviamente nel corso degli anni l'esperienza ha fatto sì che vengano adottate, come già accennato, soluzioni e contromisure (backup e ridondanza, sono le più comuni) che cerchino di limitare il più possibile i danni conseguenti da un problema di questo tipo che tuttavia è per sua natura imprevedibile e non eliminabile alla base, data anche l'eterogeneità di cause che possono portare alla perdita accidentale di dati: malfunzionamento hardware, incoerenze software e problemi logici, disastro naturale, virus, errore umano, che racchiudono però al loro interno una enorme varietà di casistiche. Problema che diviene ancor più grave quando, ad esempio, a danneggiarsi è proprio il supporto sul quale si è predisposto il backup d'emergenza.

La perdita di dati ed informazioni ha sempre un costo: se accade all'hard disk sul quale abbiamo salvato le foto scattate durante le vacanze degli ultimi anni il valore è "solamente" affettivo, per quanto inestimabile. Ma nel caso in cui si verifichi una perdita di informazioni necessarie allo svolgimento di processi di business il danno è economico e di entità variabile a seconda del tipo di informazione coinvolta e dell'eventuale estensione, sia in termini di tempo, sia in termini di conseguenze su altre attività, del blocco del processo di business dovuto alla perdita delle informazioni.

 
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