Firma digitale, ultimo tassello alla dematerializzazione completa

Firma digitale, ultimo tassello alla dematerializzazione completa

La possibilità di garantire l'autenticità ed il sottoscrittore di un documento permette di eliminare anche l'ultimo ostacolo ad una completa gestione digitale del flusso documentale

di Andrea Bai pubblicato il nel canale Periferiche
 

Un passo avanti: la firma grafometrica

Una tecnologia estremamente interessante e che rappresenta un'evoluzione del concetto di firma digitale e un punto di convergenza tra la modalità tradizionale e quanto reso possibile dalla tecnologia è la firma grafometrica. Sarà capitato più o meno a tutti di firmare la ricevuta di un pacco o l'autorizzazione di una carta di credito tramite un apposito stilo e su di uno schermo: in tutti questi frangenti abbiamo avuto a che fare proprio con una firma grafometrica.

In termini un po' più rigorosi, la firma grafometrica prevede l'impiego di un dispositivo apposito, come ad esempio una tavoletta grafica, capace di acquisire il movimento della penna durante una firma apposta di pugno, in maniera tradizionale. Ciò consente di acquisire numerosi dati biometrici (posizione, velocità e pressione del tratto, spostamenti effettuati dalla mano con la penna sollevata) che incrociati tra loro creano proprio quella firma univoca che viene collegato all'impronta del documento allo scopo di impedire l'alterazione del testo. Il tutto viene cifrato ed inserito nel documento stesso.

L'ibridazione di modalità tradizionale e tecnologia, sottolinea Baudizzone, mette a disposizione maggiori risorse per affrontare i casi di disconoscimento della firma: i dati biometrici possono essere infatti decifrati e affidati ad un perito calligrafo il quale potrà utilizzare le tradizionali tecniche di analisi oltre ad avvalersi dello strumento informatico e di quelle informazioni in più che esso è in grado di registrare rispetto alle tecniche tradizionali.

La firma grafometrica pertanto offre da un lato la protezione dell'integrità del documento e la piena digitalizzazione/dematerializzazione come la firma digitale, e dall'altro la semplicità e l'intuitività della firma di pugno.

Sebbene sia oggi estremamente rilevante la diffusione di dispositivi, soprattutto consumer, dotati di touchscreen, Baudizzone precisa che attualmente questi dispositivi non sono adatti per poter essere utilizzati per applicazioni di firma grafometrica. Gli attuali sensori touchscreen hanno infatti una risoluzione troppo bassa (dei punti di contatto, non dell'immagine) e non possono fornire il dato della pressione del tratto istante per istante. Sebbene a livello normativo non esista nessuna norma che stabilisca un livello minimo di qualità delle informazioni raccolte dal sistema di firma grafometrica, è ovviamente scontato sottolinare che nel caso di una firma registrata con una qualità non sufficientemente elevata, il perito calligrafo non potrà disporre degli elementi necessari per confermare l'autenticità della firma.

Al momento l’attenzione si focalizza su sensori specializzati, disponibili come device dedicati oppure sovrapposti al touchscreen di alcuni tablet o PC destinati a questo uso particolare. Ma non è difficile immaginare che questa tecnologia si diffonderà su un numero sempre maggiore di modelli, soprattutto se questa tipologia di firma avrà il successo che sta promettendo.

Attualmente i sistemi di firma grafometrica possono essere utilizzati da istituzioni, pubblica amministrazione e via discorrendo, in maniera tale che il cittadino possa firmare di proprio pugno un qualisasi documento senza che vi sia la necessità di dover possedere uno strumento dedicato per la firma digitale, come abbiamo spiegato nella pagina precedente.

 
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