Big Data, liberare il valore delle informazioni

Big Data, liberare il valore delle informazioni

Ogni giorno produciamo un impressionante volume di informazioni, il cui valore potenziale è elevatissimo: il motore dell'economia e dell'innovazione dei prossimi anni sarà la capacità di analizzare e correlare queste informazioni

di Andrea Bai pubblicato il nel canale Scienza e tecnologia
 

Il significato è tutto

Mentre tutti sono rimasti fermi sul tradizionale database, il mondo è cambiato. Il 'problema' del database oggi è in realtà una falsa pista che distoglie l'attenzione dalla questione reale, ovvero la capacità di gestire con efficacia le informazioni 'human friendly'. Del resto l'invenzione del database come soluzione per aggirare le limitazioni dei computer risale a mezzo secolo fa: come aspettarsi quindi che possa risolvere i problemi di un mondo totalemente differente?

Il segreto sta nel capire quelle informazioni, lasciandole esattamente dove si trovano, per creare una piattaforma infinitamente scalabile e una base efficace per far sì che l‘azienda possa effettuarne un’analisi e agire di conseguenza. Applicando la capacità di capire il significato possiamo sciogliere il nodo gordiano del database 'perfetto' e arrivare al cuore del problema: riuscire a elaborare il 100% delle informazioni, strutturate e non, per liberarne il valore di business.

Con la capacità di comprendere il significato delle informazioni, le aziende possono ottenere una visione di tutti i loro dati: non solo di quel 10% di dati 'ordinati' e strutturati. Quel che possiamo fare oggi non è mai stato possibile prima, e le persone hanno dimenticato i preconcetti fondamentali che si trovavano alla base dell'IT di un tempo. Oggi dobbiamo solo guardare più da vicino il problema e renderci conto che abbiamo già la risposta.

Non si tratta quindi di un problema strettamente tecnologico, quanto più di un problema di metodologia: per riuscire ad esprimere tutto il valore potenziale delle informazioni di "alto livello" (o human-friendly, come vengono chiamate da Mike Lynch) è inevitabile trattarle con un approccio che non sia quello algoritmico/booleano dei calcolatori.

Sono le capacità e le competenze nell'analisi che rivestono ora un ruolo di primo piano, e che in futuro porteranno all'incremento della domanda di figure professionali competenti nel mondo dell'analitica. A tal proposito, ad esempio, la società di consulenza McKinsey stima che solamente negli Stati Uniti si potrà verificare entro il 2018 una carenza di 140-190 mila persone con profonde competenze analitiche, così come di 1,5 milioni di manager ed analisti con il know-how adatto per sfruttare l'analisi dei Big Data allo scopo di intraprendere decisioni efficaci.

Ma i problemi che dovranno essere risolti per poter liberare pienamente il valore dei Big Data non si fermano qui. Sarà necessario architettare una serie di norme e policy legate alla privacy, alla sicurezza, alla proprietà intellettuale e alle responsabilità in un mondo fatto di informazione. Non si tratta solamente di disporre dei giusti talenti e della giusta tecnologia, ma anche di strutturare una serie di flussi di lavoro che consentano di ottimizzare in un'ottica di ampio respiro l'impiego dei Big Data.

Il fenomeno dei Big Data rappresenterà inoltre un mercato caratterizzato da numeri importanti: la società di analisi di mercato Gartner stima che il mercato della Business Intelligence e dell'Analytics crescano fino a 10,5 miliardi di dollari nel corso del 2012, mentre secondo Deloitte entro la fine di quest'anno ol 90% delle aziende presenti nella lista Fortune500 avranno avviato importanti progetti nell'ambito Big Data.

2 Commenti
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Perseverance07 Marzo 2012, 20:53 #1
Tutto questo rotocalco per dire che ci vogliono più analisti xkè i computer non sanno interpretare i sentimenti umani.
MisterG07 Marzo 2012, 21:29 #2
Complimenti per il bellissimo articolo d'attualità.

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