HP e la strada verso un IT sostenibile

HP e la strada verso un IT sostenibile

Con HP Sustainability Tour l'azienda statunitense fa luce sulle proprie pratiche per realizzare prodotti e soluzioni rispettosi dell'ambiente. Tutto con un unico filo conduttore: l'IT deve aiutare gli altri settori a ridurre l'impatto sull'ambiente

di Andrea Bai pubblicato il nel canale Scienza e tecnologia
HP
 

Introduzione

E' a partire dal 2006 che Greenpeace ha avviato la pubblicazione della "Guide to Greener Electronics", uno studio che ha l'obiettivo di sensibilizzare le aziende IT sul tema della sostenibilità ambientale con una classifica aggiornata periodicamente che va a misurare l'atteggiamento delle più importanti aziende del panorama IT in merito alle politiche di sostenibilità adottate all'interno delle loro pratiche operative. Lo scopo della guida è inoltre quello di spingere le aziende a fare leva sulle proprie influenze per appoggiare e supportare una più stringente legislazione in tema di sostenibilità ambientale.

Nell'ultima edizione della guida pubblicata lo scorso mese di novembre 2011, è stata la statunitense HP ad ottenere la prima posizione, lasciandosi alle spalle moltissime blasonate compagnie del settore IT. Seppur al primo posto, il punteggio ottenuto da HP secondo i criteri stabiliti da Greenpeace è solamente di 5,9 punti su 10. L'azienda statunitense pare intenzionata a non mollare lo scettro e a migliorare la propria posizione, ed è per questo motivo che la scorsa settimana ha organizzato HP Sustainability Tour, un evento che ha fatto tappa a Milano, Praga e Marrakech e durante il quale ha voluto incontrare i media del settore per dare risalto a quali siano le azioni concrete che sta intraprendendo nelle politiche di sostenibilità ambientale.

A dare il quadro di riferimento, utile per capire la situazione attuale e le possibili evoluzioni future, è Bruno Zago, Environmental Manager per HP. Attualmente viviamo in un mondo dove la domanda energetica è in costante ascesa in parallelo con la crescita della popolazione mondiale: entro il 2035 le previsioni dell'U.S. Energy Information Administration (EIA), stimano un mondo popolato da 8,5 miliardi di individui, per un consumo energetico in crescita del 49% rispetto alle esigenze attuali ed una conseguente crescita nelle emissioni di anidride carbonica del 43%.

Ed è proseguendo sul tema delle emissioni di anidride carbonica che Zago illustra come il settore ICT sia responsabile, a livello globale, del 2% circa delle emissioni. Sul totale delle emissioni ascrivibili all'industria ICT, il 55% è generato (in termini di produzione e di consumo energetivo) da dispositivi quali PC, monitor, stampanti e telefoni mentre il 45% proviene dai datacenter. Alla luce di questi dati HP ha così modo di esprimere un concetto che già Intel ha portato avanti tempo addietro: il settore ICT ha la responsabilità di far si che il suo impatto ambientale possa essere utile a ridurre in maniera considerevole l'impatto degli altri settori.

Il concetto è pertanto quello di realizzare prodotti che oltre ad essere sostenibili in termini di progettazione e produzione, permettano ai loro utilizzatori di eseguire le proprie attività in maniera meno impattante per l'ambiente. Un esempio pratico? Si stima che se le grandi aziende statunitensi e britanniche utilizzassero sempre più massicciamente soluzioni di telepresenza da qui al 2020, si potrebbe ottenere una riduzione delle emissioni di anidride carbonica a livello globale comparabile a quello di un milione di auto.

 
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