Internet of Things nel caos della mancata interoperabilità BTicino punta sul 'traduttore'

Internet of Things nel caos della mancata interoperabilità BTicino punta sul 'traduttore'

La piena interoperabilità tra gli oggetti connessi dell'Internet delle Cose è attualmente un miraggio. Tra accordi e consorzi di interoperabilità sono in molti al lavoro, ma tanti oggetti parlano un loro linguaggio e operano con protocolli propri: per semplificare la vita BTicino punta sul modulo F459, in pratica un contenitore di driver per far parlare oggetti di terze parti con il sistema MyHome

di Roberto Colombo pubblicato il nel canale Scienza e tecnologia
BTicino
 

Standardizzazione e affidabilità: due delle sfide per l'IoT

"Vorrei che il mondo della domotica riuscisse a raggiungere il livello di standardizzazione del settore automotive", questo il pensiero di Ernesto Santini- Direttore Architettura e sistemi nella Direzione Innovazione e sistemi di BTicino - sul tema non solo dell'interoperabilità tra diversi sistemi, ma anche della sicurezza. Il mondo della produzione di automobili ha sicuramente molto da insegnare a quello dell'Internet delle Cose per quanto riguarda i processi di progettazione e soprattutto sull'integrazione di diversi componenti. Sicurezza e affidabilità sono due concetti base per chiunque voglia produrre un componente automobilistico. Il mondo della domotica "dovrebbe muoversi nella stessa direzione".

Le due grandi sfide che si pongono sul cammino dell'Internet of Things sono proprio queste: da una lato la capacità di definire standard affinché i sistemi siano interoperabili, dall'altro fare in modo che l'integrazione di soggetti e oggetti diversi non porti problemi di affidabilità dei sistemi stessi. Il tema della standardizzazione è fondamentale per il successo e il futuro dell'IoT: con l'affacciarsi su questo mondo di attori proveniente da settori molto diversi tra di loro (giganti del web, aziende storiche dell'automazione industriale, giovani start-up e multinazionali attive in decine di settori), trovare protocolli e linguaggi comuni è condizione necessaria per evitare una frammentazione eccessiva, che porterebbe a una giungla di dispositivi teoricamente in grado di dialogare tra loro, ma di fatto incapaci di farlo. Due persone che si incotrano hanno un apparato vocale per parlare e uno uditivo per sentire, oltre a un cervello in grado di interpretare e creare messaggi: se però non hanno in comune un linguaggio, ma anche delle categorie di pensiero (assimilabili ai protocolli), non riescono a comunicare tra di loro. L'essere connessi rende gli oggetti dotati di bocca e orecchi, ma non è una condizione sufficiente affiché siano in grado di dialogare tra di loro.

Al momento attuale il livello di standardizzazione raggiunto nel settore IoT è ben lungi dall'essere soddisfacente e le brutte esperienze di utenti che, mettendo insieme 'pezzi' di differenti marchi per la propria casa connessa, non riescono a creare un ecosistema sono all'ordine del giorno. A volte i produttori sono gelosi dei propri protocolli, a volte ne condividono una parte, ma non quei mattoni che abilitano funzionalità speciali, da utilizzare solo con altri oggetti dello stesso marchio.Visto questo scenario BTicino ha deciso di optare per un differente approccio, tale da rendere l'esperienza dei suoi utenti più semplice e 'inclusiva' anche di fronte alla presenza nella rete casalinga di oggetti connessi di altri marchi.

 
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