Il primo Paese ad offrire un servizio nazionale di consegna via droni? Il Ruanda

Il primo Paese ad offrire un servizio nazionale di consegna via droni? Il Ruanda

Chi lo avrebbe mai detto? Eppure le cose stanno così: uno degli stati più poveri del mondo è anche il primo ad offrire un servizio nazionale di consegna attraverso una flotta di 15 droni, al fine di salvare vite umane mettendo in contatto 21 centri di trasfusione sangue con la base operativa

di Alessandro Bordin pubblicato il nel canale Scienza e tecnologia
 

Obiettivo: salvare vite umane

Il Ruanda (o Rwanda) è uno dei paesi più poveri del mondo, situato nella parte orientale dell'Africa sub Sahariana. Il nome, per chi segue le notizie di cronaca o ha avuto modo di visitare il paese, evoca ancora oggi paure e una certa inquietudine di fondo: il Ruanda è stato lo scenario di una delle guerre più sanguinarie del XX secolo, quella fra le etnie Hutu e Tutsi, che in poco più di 100 giorni ha causato la morte di oltre un milione di persone.

Un paese fortemente indebolito dalla guerra ancora oggi, a cui si aggiunge la distanza dal mare (precluso quindi il sostentamento da fonti ittiche e rotte commerciali via acqua), un'economia basata soprattutto sulle coltivazioni di té e caffè, soggette ai capricci del clima, con una situazione politica in ripresa ma comunque sempre precaria, che deve dipendere soprattutto da finanziamenti e aiuti esteri. Eppure oggi parleremo del Ruanda in altri termini, poiché il presidente Paul Kagame ha lanciato il primo servizio nazionale di consegna via droni al mondo nell'ambito dell'assistenza medica di emergenza. Mesi fa questo progetto era già stato diffuso fra gli organi di stampa, ma il via ufficiale ne decreta non solo il successo, ma anche la piena attività.

Occorre una premessa: l'iniziativa vede il coinvolgimento di GAVI Alliance (l’Alleanza internazionale per i vaccini e le immunizzazioni), UPS e Zipline, dove quest'ultime due sono aziende commerciali che hanno sicuramente interessi a pubblicizzare i propri servizi sotto la rassicurante e prestigiosa aura dell'aiuto umanitario, ma è sicuramente apprezzabile che la scelta sia ricaduta su questa area del mondo, piuttosto che nel ricco Occidente per consegnare in un'ora beni di assoluta frivolezza.

Quindi torniamo al nostro report che racconta una storia bella anzi bellissima, al netto di ogni cinica considerazione di carattere commerciale o pubblicitario. A partire da oggi, il governo del Ruanda inizierà a utilizzare i droni per effettuare, su richiesta, fino a 150 consegne di emergenza al giorno di sacche di sangue salvavita a 21 centri di trasfusione situati nella parte occidentale del Paese.

Partiamo dal problema: in molti paesi in via di sviluppo, che nel nostro caso ne riguarda uno che muove i primi passi in quella direzione, l’accesso ai prodotti medicali essenziali necessari per salvare vite umane è reso estremamente difficile dal problema del cosiddetto "ultimo miglio" (e talvolta molto più di un miglio). Manca un po' tutto: le strade sono poche e quasi tutte sterrate, che diventano impraticabili con le piogge, mancano i mezzi di trasporto e anche chi li può guidare con una certa esperienza, così come sono frammentarie le conoscenze sulla dislocazione delle aree abitate nelle zone rurali.

La prima causa di mortalità materna in Ruanda è l'emorragia post-parto. Per fare un paragone, l’Italia è tra i Paesi con i più bassi tassi di mortalità materna: 4 morti materne ogni 100mila nascite (come Francia, Inghilterra, Germania e USA, mentre la media dei paesi occidentali sale a  20 decessi ogni 100mila nascite). In Ruanda questo valore è centinaia di volte più elevato, spesso per l'assenza di sangue per trasfusioni di emergenza, in grado di fare la differenza fra la vita e la morte della madre.

Qui entrano in scena i droni, o meglio la flotta di 15 droni ad ala fissa Zipline chiamati a consegnare sacche di sangue, per un "carico" di circa 1,5 litri, quindi quasi 1 litro e mezzo, in grado di effettuare una consegna entro 30 minuti dall'SMS inviato dal medico o dal personale paramedico richiedente, che a loro volta riceveranno un SMS quando il drone è a circa a 2 minuti dal punto di destinazione per il lancio. Un drone ad ala fissa è di fatto un mini aeroplano senza pilota, che non prevede atterraggio ma solo un rientro alla base: il carico di sangue, opportunamente conservato, viene paracadutato in speciali "piazzole" (praticamente un prato). I droni prendono il nome di Zip (Zipline è l'azienda che li produce), pesano circa 22 chili e garantiscono un'autonomia di circa 130Km; il carico trasportabile può arrivare fino a circa 3 chilogrammi.

La cartina riportata in precedenza mostra i punti in cui è possibile paracadutare il carico; il drone vola autonomamente su percorsi prefissati, basandosi su GPS e GPS assistito tramite i ripetitori di telefonia cellulare presenti sul territorio, anche in condizioni di pioggia. Il carico è ovviamente riposto in appositi contenitori che ne preservano l'integrità anche in caso di atterraggio duro, oltre a garantire una temperatura idonea alla conservazione del sangue, soggetto a deterioramento rapido se non opportunamente conservato.

Siamo comunque solo all'inizio: il Ruanda prevede di estendere il servizio di consegna con i droni di Zipline anche nella parte orientale del Paese a partire dal 2017, garantendo quindi il servizio ad una parte di popolazione ancora più vasta. Sempre nel 2017, supportata da UPS e GAVI, Zipline amplierà il servizio di consegna via drone ad altri paesi dell’Africa e delle Americhe. Paradossalmente, ma forse nemmeno tanto, nel mondo industrializzato è molto più difficile realizzare progetti e sogni come questo, a causa di una burocrazia che può ritardarne di anni la messa in opera.

Resta in ogni caso alto, almeno da parte nostra, l'entusiasmo per la realizzazione di questo progetto, specie in un'area che ne aveva drammaticamente bisogno. Complimenti al Ruanda e a chi ha reso possibile tutto questo.

19 Commenti
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TheZeb14 Ottobre 2016, 15:38 #1
matrix8314 Ottobre 2016, 15:49 #2
Meglio droni come questi rispetto a quelli che esportano democrazia
cignox114 Ottobre 2016, 16:12 #3
Sono contento per il Ruanda, e questa é certamente una iniziativa che porterá i suoi frutti.

Circa il coinvolgimenti delle compagnie private, non credo sia una questione di pubblicitá, ma di praticitá: dovendo sperimentare le tecnologie, meglio farlo in Ruanda dove nessuno reclamerebbe regolamentazioni, certificazioni, e garanzie varie (soprattutto vista l'iniziativa) rispetto a provarci da noi.
turcone14 Ottobre 2016, 16:24 #4
ottimo servizio cosi non si perderà più tempo prezioso nel commercio di organi umani :P
carlone8815 Ottobre 2016, 03:24 #5
E io ero convinto che lo stato del Ruanda fisse femminile!
MaxFabio9315 Ottobre 2016, 12:07 #6
Originariamente inviato da: cignox1
Sono contento per il Ruanda, e questa é certamente una iniziativa che porterá i suoi frutti.

Circa il coinvolgimenti delle compagnie private, non credo sia una questione di pubblicitá, ma di praticitá: dovendo sperimentare le tecnologie, meglio farlo in Ruanda dove nessuno reclamerebbe regolamentazioni, certificazioni, e garanzie varie (soprattutto vista l'iniziativa) rispetto a provarci da noi.


Concordo veramente, una bella iniziativa, speriamo che la usino anche in altri paesi africani che sono nelle stesse condizioni, sarebbe un bell'aiuto senza ombra di dubbio
RenatoT15 Ottobre 2016, 18:42 #7
peccato che dietro ci sia la Gavi...
Uakko15 Ottobre 2016, 21:34 #8

PER LA REDAZIONE

"per un "carico" di circa 1,5 litri, quindi quasi 1 litro e mezzo"

Utile ripetizione.
Abalfor16 Ottobre 2016, 09:27 #9
non consegna nel punto di bisogno ma in luoghi prefissati.
un frigorifero nello stesso punto con disponibilità 24/7 sarebbe un pochino più utile ed economico.
ma perché la gente vuole sempre vedere il buono nelle cose anche quando non c'è? ok, hw è un sito commerciale che all'articolo dei droni accompagna la pubblicità di "racer 250 fpv drone + 16 transmitter" ma c'è un limite a quanto si possa insultare l'intelligenza delle persone.
chichino8416 Ottobre 2016, 11:12 #10
Originariamente inviato da: Abalfor
un frigorifero nello stesso punto con disponibilità 24/7 sarebbe un pochino più utile ed economico.

In Rwanda anche l'elettricità è un lusso, nemmeno nelle zone più urbanizzate è garantita tutto il giorno e il plasma per trasfusioni ha bisogno di condizioni costantemente controllate; è inoltre sottoposto ad analisi periodiche che necessitano di strutture attrezzate con appositi strumenti, non sono sufficienti una decina di pozzetti ignis presi in offerta al centro commerciale.

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