Cloud computing: nella rete i dati corrono e si trasformano

Cloud computing: nella rete i dati corrono e si trasformano

Nel corso dei prossimi anni sempre più scenari d'utilizzo, anche in ambito professionale, faranno massiccio utilizzo di cloud computing: centralizzare i dati rendendoli accessibili ovunque, spostando ove possibile anche il peso delle elaborazioni fuori dalla struttura aziendale

di Paolo Corsini pubblicato il nel canale Server e Workstation
 

Il futuro dei PC nel cloud computing

Il cloud computing permetterà di estendere gli ambiti di utilizzo di dispositivi che accedano al web oltre gli scenari d'uso attuali; questo implicherà un porgressivo ridimensionamento del ruolo svolto dai tradizionali PC sia in ambito professionale come in quello domestico? La risposta non può essere necessariamente semplice e diretta, ma richiede di elaborare uno scenario futuro per capire quale sarà il ruolo dei PC.

La disponibilità, ad oggi, di una variegata serie di dispositivi che permettono di accedere via web e di utilizzare dati contenuti nella cloud sta in parte ridimensionando il ruolo di prim'attore svolto dai PC. Questi ultimo è diventato nel corso degli anni sempre più dispositivo mobile grazie alla diffusione dei notebook e alla disponibilità di piani tariffari web per accedere via rete cellulare. L'interesse verso le soluzioni tablet di ultima generazione, oltre alla disponibilità di smartphone sempre più evoluti, permette d'altro canto di avere accesso a servizi web in modi che siano ad alcuni anni fa erano di fatto impensabili.

L'esperienza d'uso ottenibile con questa nuova generazione di dispositivi è a nostro avviso ancora ben diversa e per molti versi non così completa come quella assicurata da un PC. Il reale vantaggio della nuova generazione di dispositivi portatili con accesso web avanzato, nonché di tutti quelli che arriveranno in futuro, è quella di poter estendere la fruizione dei contenuti e dei dati web anche in contesti che non sono quelli nei quali un PC sia di facile utilizzo.

Proprio questa capacità della nuova generazione di dispositivi mobile con accesso web ha portato al successo una gran serie di applicazioni del mondo social: è innegabile considerare come Facebook, Twitter, YouTube e Flickr siano utilizzate anche da molti dispositivi non PC grazie sia ad interfacce appositamente organizzate, sia alla diffusione di connessioni web. Il loro successo prevalica la piattaforma PC così come storicamente è stata intesa e sviluppata, mostrando come il mondo social e la condivisione di contenuti remoti siano dinamiche alla portata di un numero sempre più elevato di dispositivi.

Non bisogna tuttavia dimenticare come la moltitudine di dispositivi mobile non PC svolge un ottimo ruolo nella fruizione dei contenuti remoti, ma sconta evidenti limiti nel momento in cui questi contenuti devono essere sviluppati per poter essere in seguito condivisi. Per questo motivo non crediamo che il mondo dei PC verrà particolarmente ridimensionato sia dal fiorire di nuove soluzioni mobile, sia dalla diffusione di applicazioni di cloud computing. Un PC rimane al momento il miglior dispositivo per accedere ai contenuti via cloud, ma più di tutti è quello che permette la maggior flessibilità nella loro creazione.

Il cloud computing è quindi la strada per il futuro dell'elaborazione e dell'accessibilità dei dati? La direzione è a nostro avviso chiaramente tracciata, ma rimangono alcuni dubbi legati alla sicurezza delle informazioni. I dati in cloud non sono più nelle mani dell'utente, ma forniti a terze parti; come in un qualsiasi contratto tra fornitore e cliente le aziende impegnate nella fornitura di servizi di cloud computing dovranno garantire continuità del servizio, accessibilità ovunque e soprattutto la certezza che i dati possano venir utilizzzati solo da utenti autorizzati. Se può risultare fastidioso che alcune immagini delle nostre vacanze possano venir anche solo involontariamente utilizzate da altri, è decisamente più problematico che informazioni riservate salvate nei meandri della rete possano venir in qualche misura violate e diffuse a terze parti.

Le opportunità per aziende specializzate nella conservazione e condivisione di dati sono quindi molto elevate; possiamo stimare che nei prossimi anni la domanda di riservatezza e sicurezza delle informazioni caricate nella cloud tenderà ad aumentare in misura tangibile. E' impensabile che si possa ritornare ad un approccio che veda i dati centralizzati in sede, se non addirittura in un singolo PC. Il modello d'uso proprio del cloud computing, con gli innegabili vantaggi che lo caratterizzano, andrebbe inevitabilmente perso introducendo la ben nota serie di problematiche legate al backup delle informazioni e alla salvaguardia da possibili accessi idesiderati, in questo caso non dietro ad un PC sparso nella rete ma direttamente dalla propria sede.

L'approccio cloud, in sintesi, è la direzione che l'industria nel suo complesso sta seguendo e che ci trova estremamente favorevoli. Sarà necessario osservare con attenzione come il settore evolverà nel corso dei prossimi anni soprattutto in termini di sicurezza e riservatezza dei dati, non tralasciando l'importante ruolo che il contesto dei PC manterranno come client per accedere ai contenuti remoti.

48 Commenti
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uRza18 Giugno 2010, 11:07 #1

back to the future

Bel paradosso quello informatico. Siamo partiti da sistemi centralizzati con terminali stupidi, passati nell'era del personal computer e ora torniamo alle origini: server centralizzati (cloud) e terminali stupidi.
checo18 Giugno 2010, 11:12 #2
a me sta cosa ricorda tanto il tempo dei mainframe e dei terminali con monitor a fosfori verdi.
una volta era già tutto basato sul cloud computing se ben ci pensate.

un'applicazione che io vedrei di buon occhio invece è in ottica domestica:

1 unità centrale
n interfacce che gestiscono solo l 'i/o, quindi ne piazzo una in salotto(tv) come media center, una nello studio, un tablet portatile così lo uso nel letto.

in un sol colpo risolverei i problemi di rumore e ingombro dei pc, metto il main sotto scala e non ci penso più.
le interfacce sarebbero economiche, in quanto video escluso, basterebbe una scheda di rete wifi o ethernet, 2 3 usb un soc tipo tegra ed un os tipo chrome os o android
demon7718 Giugno 2010, 11:13 #3
SI..
l'idea è pure buona ma resta il problema che un sistema di questo tipo necessita una connettvità con una banda enorme..

mi pare un ostacolo tutt'altro che facile da abbattere visto quanto pesa sul risultato finale nell'esperienza di utilizzo..
homero18 Giugno 2010, 11:57 #4
il cloud computing è un disastro totale in quanto sposta il centro di lavoro al di fuori dei luoghi di produzione creando di fatto una dipendenza insolubile dai servizi esterni....

non venitemi a dire che gli studi di architettura hanno bisogno di cloud per i render perchè è totalmente falso!
ho lavorato negli anni 90 per diversi studi facendo render che duravano piu' di 12 ore e tutto è filato liscio figuriamoci oggi che i render piu' impegnativi non durano piu' di 1 ora su macchine dual core, il 90% dei render avviene in meno di 5 minuti...

consideriamo la stesura dei documenti...attraverso google docs o altro...
a parte che questi strumenti sono inadatti a documenti di una certa complessità ma poi perchè i miei dati dovrebbero tutti girare on net? e quando questi dati sono su un server a migliaia di km di distanza chi mi garantisce che a leggerli sia solamente io? ma stiamo scherzando?

il cloud è quanto di peggio possa esserci per l'evoluzione del pc e spero che nessuno lo adotti in alcun modo in quanto non è sicuro e porta ad una dipendenza che oggi è tranquillamente ed efficentemente internalizzata...
ossia meglio gestirsi il prodotto del proprio lavoro nel proprio studio invece che mandare in giro per il mondo il sudore delle nostre fatiche...

google e microsoft stavolta non l'avranno vinta mi spiace...



ps: condanno il modo in cui le testate giornalistiche come hwupgrade e tomshw ciclicamente propongono articoli sul cloud completamente acritici chi vi paga per scrivere queste corbellerie?
voi sapete benissimo che il cloud rende schiavi gli utenti...
homero18 Giugno 2010, 12:01 #5
un'ulteriore appunto i vecchi mainframe erano internalizzati ossia risiedevano nelle aziende e non a pezzo di mondo...
oggi invece le industrie del software ci chiedono di lavorare su pc che non si sa neppure dove siano ubicati...fidando sull'infallibilità di una nuvola....


qui la follia supera tutto...
Narkotic_Pulse___18 Giugno 2010, 12:27 #6
no cloud.
io mi tengo i miei dati importanti dove posso controllarli e non mi affido a soluzioni cloud.
Mr_Paulus18 Giugno 2010, 12:31 #7
@homero mi spiace per te ma tutto il mondo it si sta spostando in massa verso cloud e virtualizzazione..e menomale aggiungo io.
Mr_Paulus18 Giugno 2010, 12:40 #8
Originariamente inviato da: Narkotic_Pulse___
no cloud.
io mi tengo i miei dati importanti dove posso controllarli e non mi affido a soluzioni cloud.


Nel 99% dei casi i tuoi dati saranno più al sicuro su un server di un provider di un servizio cloud che sul tuo hard disk
AceGranger18 Giugno 2010, 12:44 #9
Originariamente inviato da: homero
non venitemi a dire che gli studi di architettura hanno bisogno di cloud per i render perchè è totalmente falso!
ho lavorato negli anni 90 per diversi studi facendo render che duravano piu' di 12 ore e tutto è filato liscio figuriamoci oggi che i render piu' impegnativi non durano piu' di 1 ora su macchine dual core, il 90% dei render avviene in meno di 5 minuti...




hahaha si come no

io lo faccio di professione e per render fotorealistici, con una risoluzione intorno ai 2500 x 1400 pixel, quindi a malapena utilizzabili su un A4 il mio i7 950 impiega 8-9 ore...

quindi lol evitiamo di sparare queste ca.... madornali.

nelle tue tempistiche rientrano 2 cubi colorati da bambini delle medie, nulla che abbia a che fare con render PROFESSIONALI per studi di architettura

Originariamente inviato da: demon77
SI..
l'idea è pure buona ma resta il problema che un sistema di questo tipo necessita una connettvità con una banda enorme..

mi pare un ostacolo tutt'altro che facile da abbattere visto quanto pesa sul risultato finale nell'esperienza di utilizzo..



si il problema è la larghezza di banda e le tempistiche per spedire la scena e le texture alla farm.... insomma 300-400 Mb e passa di progetto non sono proprio il massimo della vita da spedire

nelle animazioni ha sicuramente senso perchè i tempi di animazioni in alta qualita richiedono tempi spropositati, su scene singole dipende molto dalla complessita.....
homero18 Giugno 2010, 13:08 #10
x AceGranger:

mi fa piacere che ridi della tua incapacità....meglio prenderla con allegria invece di imparare ad utilizzare un render engine...

ti faccio un esempio lampante che forse ti aprirà un po' gli occhi:

regola n° 1

stimare il tempo di render appena ricevuto l'assieme dai progettisti tramite scena di test...non si da' mai in pasto un assieme di autocad o 3dmax nudo e crudo.

regola n°2

semplificazione della scena...è inutile calcolare 16 ray bounce per una finestra che magari si trova a 20 metri dall'osservatore e che inciderà di una frazione di gradi il colore di 4 pixel...

regola n°3

non ricalcolare in continuo sempre la stessa scena, ma suddividila in layer, in genere si suddivide gli sfondi e i commerciali come vegetazione, impianti di scena come automobili e manichini dal progetto vero e proprio...
in questo modo eviti di ricalcore sempre le stesse cose....
utilizza diversi livelli di aliasing....è inutile utilizzare il massimo aliasing possibile su tutta la scena quando poi l'influenza di questo sull'immagine finale si riduce ad un manipolo di pixel che di fatto non è percettibile...

regola n° 4

sostituisci i particolari con le texture...
questo è qualcosa che il visualizer decide con i progettisti...
se un palazzo ha 100 finestre tutte modellate per bene è inutile renderizzarle cosi' come vengono dal file autocad ma si utilizzano oggetti sostitutivi a seconda delle inquadrature....sono tral'altro presenti script da 10 anni che fanno questo....

regola n°5

questa regola è la piu' importante:
il render per quanto calcolato con dovizia è sempre una rappresentazione della realtà e non una simulazione scientifica....
ossia non illudiamoci che con 3d max o lightwave o luxology modo o vray o maxwell non otteniamo una simulazione scientifica della realtà....ma una approssimazione piu' o meno attendibile, pertanto va utilizzato come un pennello nelle mani di un pittore e non come uno strumento di calcolo scientifico...in altre parole renderizzare con tutti i parametri al massimo non ci aiuta ad ottenere una scena migliore...
infatti quando si devono fare studi sulla luce in genere per l'illuminazione di capannoni industriali dove avere una buona visibilità e non avere zone in ombra è un obbligo e le luci e gli impianti vanno calcolati prima...gli ingegneri utilizzano software specifici parametrici e non certo i vari render fosse maxwell o vray che millantano di essere i piu' precisi in questo campo...

pertanto prima di ridere impara a fare il tuo lavoro....

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