La migrazione ad Exchange Server 2010 spaventa le aziende

La migrazione ad Exchange Server 2010 spaventa le aziende

Il passaggio verso Exchange Server 2010 è una procedura complessa ed onerosa, sia in termini di costi, sia in termini di rischi. Un sondaggio svolto nel Regno Unito permette di delineare il problema e di fare qualche considerazione

di Andrea Bai pubblicato il nel canale Server e Workstation
 

Lo scenario attuale

Vediamo ora più nel dettaglio i dati che ITHound ha raccolto nel suo sondaggio. Innanzitutto sulla base del campione intervistato, emerge come l'80% si affida per la gestione dei servizi di posta elettronica ad una soluzione Microsoft Exchange, mentre l'11% utilizza Lotus Notes/Domino e la rimanente parte fa uso di soluzioni proposte da altre realtà. Come abbiamo accennato in apertura, ancor più interessante è notare, tra gli utilizzatori di Exchange Server, come siano distribuite le diverse versioni: se un 35% del campione fa uso di Exchange server 2007, è sicuramente di rilievo la percentuale del 55% che utilizza ancora Exchange server 2003. Solamente l'8% ha già afforntato il passaggio ad Exchange server 2010.

Questo dato ci aiuta a capire per quale motivo il passaggio a Exchange 2010 stia diventando un'urgenza sempre più pressante: Microsoft non offre più il supporto a 2003 e dal momento che la versione RTM di Exchange 2007 opera solamente su Windows Server 2003 e che la versione SP1 di Exchange 2007 funziona solamente su sistemi a 64-bit, si va incontro ad un elevato numero di sistemi che devono fare i conti con l'obsolescenza.

Questa considerazione, unità alle nuove funzionalità offerte da Exchange 2010, spinge tuttavia una larga fetta degli utilizzatori delle versioni 2003 o 2007 di Exchange a pensare alla migrazione in direzione di Exchange 2010: il 15% ha già pianificato il passaggio entro i prossimi sei mesi, il 23% entro il prossimo anno ed il 18% entro i prossimi 18 mesi. Il 25% tuttavia riconosce di dover "prima o poi" passare ad Exchange 2010 senza però poter essere nella condizione di stabilire una tabella di marcia, mentre il 12% non sta pianificando alcun aggiornamento ne', apparentemente, sembra aver intenzione di spostarsi verso la nuova piattaforma.

Una ridottissima porzione, minore dell'1%, pensa di spostarsi verso un'altra architettura. Si tratta di un dato che sottolinea l'impressionante egemonia di Microsoft, alimentata da quelli che potrebbero essere i potenziali problemi che gli utenti finali e le amministrazioni IT devono affrontare nel momento in cui ci si sposta su un sistema completamente nuovo, problemi che in ultimo luogo portano a danneggiare il lavoro e a creare ostacoli alla produttività. Alla luce di questi dati si evince come molte realtà enterprise si stiano organizzando per la migrazione, ma non è possibile individuare quante di esse siano realmente preparate al cambiamento.

 
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