La migrazione ad Exchange Server 2010 spaventa le aziende

La migrazione ad Exchange Server 2010 spaventa le aziende

Il passaggio verso Exchange Server 2010 è una procedura complessa ed onerosa, sia in termini di costi, sia in termini di rischi. Un sondaggio svolto nel Regno Unito permette di delineare il problema e di fare qualche considerazione

di Andrea Bai pubblicato il nel canale Server e Workstation
 

Non solo un problema di costi

Come abbiamo accennato nell'introduzione, il passaggio a Microsoft Exchange 2010 può comportare in molti casi un più profondo riaggiornamento dell'architettura hardware e software esistente. Abbiamo avuto l'occasione di scambiare qualche opinione in merito con Paolo Salin, Country Director di Kroll Ontrack Italia, azienda specializzata nell'offertia di servizi di recupero dati. Salin ci spiega che le aziende che vogliono effettuare la migrazione a Exchange Server 2010 devono adottare alcune misure che permettano loro il corretto passaggio alla nuova versione. Un'organizzazione che vuole effettuare la transizione a Exchange Server 2010, deve gestire la fase di migrazione dell'ambiente di posta precedente, verso la nuova piattaforma. Le aziende invece che intendono effettuare il passaggio alla nuova versione e che dispongono di server a 32-bit, devono implementare un sistema hardware a 64 bit poiché Microsoft Exchange Server 2010 richiede, per il suo funzionamento, sistemi Windows Server 2008 a 64 bit.

Questi requisiti permettono di iniziare ad intuire per quale motivo il passaggio ad Exchange 2010 risulti essere così dispendioso. I dati raccolti da ITHound permettono di capire quale sia l'estensione di questo primo ostacolo. Sul versante hardware, il 41% degli intervistati sta già utilizzando un'infrastruttura a 64-bit, mentre il 37% fa uso di macchine a 32-bit. Accanto a questi, il 14% sta pianificando un aggiornamento, ma ancora a data da stabilirsi. Ben più seria la situazione sul versante software: il 63% degli intervistati sta utilizzando soluzioni Windows Server precedenti alla versione 2008. Si tratta di un ostacolo piuttosto ingombrante, dal momento che un aggiornamento di questo tipo va a pesare in maniera considerevole sul budget IT delle aziende piccole e medie.

Diverse motivazioni sono state addotte dagli utilizzatori di Exchange 2003 e 2007 che non hanno ancora manifestato l'intenzione di migrare verso la nuova piattaforma: molti sono semplicemente soddisfatti di ciò di cui dispongono e non vedono alcuna motivazione per cambiare. In questo caso è lecito supporre che si tratti di utilizzatori che si appoggiano ad Exchange 2007, il cui supporto sarà offerto da Microsoft ancora per diverso tempo. Vi è un 36% degli intervistati che, riconoscendo la necessità di migrare, sono bloccati dalle spese necessarie ed un 15% che sceglie addirittura l'extrema ratio di non effettuare alcun aggiornamento hardware e software per evitare i costi correlati .

Come abbiamo anticipato nelle pagine precedenti, non sono solamente i costi a spaventare le aziende. Il 28% degli intervistati infatti è preoccupato dai problemi pratici e logistici che nascono nel momento in cui si affronta un processo di migrazione di questa portata, mentre il 9% adduce problemi di mancanza di staff sufficientemente qualificato: in particolare quest'ultimo caso è una diretta conseguenza del periodo di crisi economica, che ha messo molte realtà nella condizione di rimandare le nuove assunzioni e tagliare i piani di formazione.

Nello specifico, la preoccupazione più pressante riguardo alla migrazione, per il 66% degli intervistati, riguarda la conservazione e l'archiviazione dei dati prima di avviare il passaggio alla nuova piattaforma, il 63% prende atto del fatto che le operazioni di migrazione causeranno un incremento dell'impiego di tempo e risorse, in relazione al personale IT e ai sistemi e alle risorse che vengono impegnate nel processo di transizione. Il 46%, invece, ritenendo il processo troppo traumatico per l'ordinaria attività di business, si sta organizzando per disporre servizi paralleli per assicurare la continuità in particolare del servizio di email nel momento del passaggio.

 
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