Intel Xeon E7 v2: le nuove CPU per sistemi mission critical

Intel Xeon E7 v2: le nuove CPU per sistemi mission critical

Con la serie Xeon E7 v2 Intel evolve la propria famiglia di processori x86 destinati a sistemi server di fascia più alta, per installazioni mission critical. L'architettura Ivy Bridge-EX a 22 nanometri permette di avere a disposizione sino a 15 core per socket, incrementando in misura considerevole il quantitativo di memoria installabile in ogni sistema

di Paolo Corsini pubblicato il nel canale Server e Workstation
IntelEvolve
 

I primi test sul campo di aziende italiane

Al debutto di una nuova architettura per sistemi server non mancano esempi pratici di come il salto generazionale permetta di ottenere interessanti incrementi nelle prestazioni. E' ovviamente questo il caso anche delle CPU Xeon E7 v2, per le quali Intel ha organizzato una presentazione in Italia coinvolgendo 3 partner che hanno potuto provare in anticipo e nei propri ambienti di produzione un sistema a 4 socket basato su queste CPU.

La prima è Telecom Italia Information Technology, azienda controllata da Telecom Italia che per il gruppo gestisce tutta la parte legata alle necessità IT curando 11 datacenter con oltre 25.000 server fisici installati. L'azienda è alle prese con una complessa operazione di migrazione di molti dei servizi gestiti da ambiente Unix a quello Linux, utilizzando ove possibile tecniche di virtualizzazione. Il test delle CPU Xeon E7 v2 è consistito quindi nel verificare il rapporto di consolidamento ottenibile con la nuova architettura, giungendo ad un raddoppio del numero di core virtuali a disposizione su ciascun server a 4 socket rispetto a quanto implementato con CPU Xeon E7 v1 di precedente generazione.

I test eseguiti hanno permesso di evidenziare consumi più contenuti e ingombro complessivo in server farm, in termini di metri cubi, inferiore rispetto a quanto ottenibile con sistemi Unix attualmente utilizzati in produzione dall'azienda (Sun SPARC M9000, IBM System p5 595 e HP 9000 Superdome). La migrazione da Unix a Linux non è ovviamente operazione semplice in assoluto e in alcuni casi può richiedere una completa riscrittura dell'applicazione, ma per molti dei software utilizzati è già possibile ora un cambio rapido che non preveda di fatto di mettere mano al codice dell'applicazione. Quello che l'azienda ha ottenuto nel corso dei test sono dati che fanno ipotizzare, nel passaggio ad architetture x86 su base Linux, un migliore consolidamento dei sistemi con conseguenti risparmi nei costi di gestione (alimentazione e spazio occupato in server farm) rispetto alla configurazione attuale.

Telecom Italia Digital Solutions, sempre appartenente al gruppo Telecom Italia, è il secondo caso portato da Intel. In questo caso l'azienda, che si occupa di fornire servizi IaaS e SaaS attraverso il brand Nuvola Italiana, ha adottato i processori Xeon E7 v2 all'interno dei propri servizi rilevando incrementi nelle prestazioni con sistemi virtualizzati e un generale miglior consolidamento dell'infrastruttura hardware. La superiore potenza di elaborazione dei nuovi processori e il maggior quantitativo di memoria di sistema che può essere installata rappresentano per Telecom Italia Digital Solutions i maggiori vantaggi rispetto alle piattaforme Xeon E7 v1 di precedente generazione con i servizi che essa offre ai propri clienti.

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Da ultimo il caso di UnipolSai, nuovo polo assicurativo italiano nato dalla recente fusione tra Unipol e Sai. In questo caso i processori Xeon E7 v2 sono stati inseriti all'interno dell'ambiente di produzione eseguendo due distinte tipologie di test. La prima consiste nell'estrazione di dati da un DB relativo alla gestione del personale del gruppo, circa 10.000 unità: varie query sono state completate con tempi inferiori del 40% rispetto a quanto ottenuto con sistemi basati su CPU Xeon E7 v1. Con una operazione particolarmente gravosa il risultato ottenuto con la nuova architettura è stato quello di portare a termine la richiesta evitando che questa andasse in timeout, così come invece avvenuto con il sistema di precedente generazione.

Il secondo test condotto da UnipolSai è basato su SAP: in questo caso sono stati misurati i tempi di elaborazione di alcune operazioni in batch svolte di notte dai sistemi, ottenendo riduzioni tra il 25% e il 30%. Il beneficio diretto su queste operazioni, che hanno una durata variabile tra 1 ore a mezza sino a 6 ore, è quello di permettere di eseguire più batch in contemporanea con la nuova architettura durante il periodo notturno, per sua natura ridotto in quanto si deve cercare di assicurare sempre continuità del servizio per i propri clienti a prescindere dall'ora nella quale il sistema viene interrogato.

I risultati delle analisi preliminari sviluppate da queste aziende confermano il passo in avanti portato da Intel con le architetture Xeon E7 v2. L'attesa di circa 3 anni, tanto è il periodo che separa l'annuncio di questa settimana dal debutto delle prime CPU Xeon E7 v1, ha permesso di offrire un tangibile incremento delle prestazioni con un maggior numero di core più efficienti, oltre a rendere il set di funzionalità RAS di questi processori sempre più allineato agli standard tipici del settore mission critical. I produttori di sistemi RISC, questo sembra lasciar intendere Intel, sono avvertiti: c'è sempre più spazio a disposizione per le soluzioni x86 in server destinati ad utilizzi particolarmente gravosi e la domanda di risorse di elaborazione, grazie al proliferare dei big data, non fa altro che crescere giorno dopo giorno.

2 Commenti
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rollo8219 Febbraio 2014, 15:11 #1
alla fine ormai le migliorie si vedono solo in questi ambiti, dove sono richieste enormi potenze e i soldi investiti hanno un rientro economico... sui desktop siamo un po' al capolinea...
galaverna19 Febbraio 2014, 20:56 #2
Originariamente inviato da: rollo82
alla fine ormai le migliorie si vedono solo in questi ambiti, dove sono richieste enormi potenze e i soldi investiti hanno un rientro economico... sui desktop siamo un po' al capolinea...


nvece è nei server si vede l'andamento futuro ...praticamente si tende aumentre i numero di cores (fino a quanti?)

impressionante vedere in gestione periferiche 240 processori nei sistemi a 8 socket

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