HP: il Cloud è un viaggio che muta in itinere

HP: il Cloud è un viaggio che muta in itinere

Il passaggio verso il Cloud è un processo complesso, che promette molto ma nasconde delle insidie. La chiave, secondo HP, è l'approccio ibrido per unire i vantaggi del cloud pubblico e del cloud privato e mantenere la giusta agilità e flessibilità

di Andrea Bai pubblicato il nel canale Server e Workstation
HP
 

Introduzione

Durante i primi mesi del 2015 HP ha annunciato a più riprese varie novità per il panorama Cloud, con speciale attenzione al catalogo HP Helion: la società statunitense sta investendo molto nel Cloud, sin dal debutto dei servizi e dei prodotti Helion avvenuto la scorsa primavera. L'obiettivo che HP si prefigge è quello di aiutare le aziende nel difficile passaggio al Cloud, mettendo loro a disposizione tutta la flessibilità necessaria per affrontare la transizione nella maniera più fluida possibile. Flessibilità che per HP si declina nel paradigma di Hybrid Cloud, ovvero la possibilità di sfruttare contemporaneamente cloud privato e cloud pubblico o gestito in quei campi d'applicazione dove ciascuno dei due modelli risulta efficace.

Abbiamo avuto la possibilità di approfondire la strategia che HP sta portando avanti nel panorama Cloud intervistando Andrea Monaci, Cloud Marketing Director HP EMEA, il quale parte dall'assunto che il passaggio al Cloud è, per chi lo intraprende, un viaggio che muta in itinere: si parte con un’idea di percorso che però viene modificato e adeguato nel corso del tempo. Nell'accompagnare i clienti in questo viaggio la strategia di HP non è cambiata e si basa su due grandi pilastri, ovvero l’Hybrid Cloud da una parte e dall’altra parte i partner.


Andrea Monaci, Cloud Marketing Director per Hewlett-Packard EMEA

"I partner sono importanti perché il Cloud non è “one company does everything” ma è un gioco di squadra su tutti i clienti. Del resto l’IT è sempre stata così e i nostri partner spesso sono molto più vicini alle esigenze del cliente rispetto a noi che siamo semplici fornitori di tecnologia. Quello che noi dobbiamo fare, però, è far si che i partner siano in grado di fare Cloud per loro e per i nostri clienti. Alla fine è un viaggio anche per i partner, non solo per le aziende. HP dispone di un programma di partner selezionati, chiamato “Cloud Builder”, con i quali possiamo offrire training e bundle pensati appositamente per dare dimostrazione dell'offerta ai clienti, così come un programma di startup veloce con package più piccoli. Si tratta di un grosso investimento per noi, ma che sta portando i suoi frutti con alcuni grandi clienti che hanno compreso le potenzialità e sono passati alla fase operativa della transizione" afferma Monaci.

Monaci osserva come all’interno dell’enterprise esista un punto fisso rappresentato da uno scenario IT che è frutto di una stratificazione di investimenti, che in una maniera o nell'altra devono essere preservati. Questo punto fisso deve inevitabilmente essere armonizzato con gli altri punti fissi rappresentati dai trend consolidati del momento (mobility, social, big data e via discorrendo) che sono a loro volta supportati dal Cloud che funge da loro abilitatore e che hanno, altrettanto inevitabilmente, un impatto profondo sull'azienda. Questi trend vanno a toccare qualsiasi realtà poiché innescano un cambiamento nel modo di pensare dei clienti e nel modo in cui gli utilizzatori usano la tecnologia (anche internamente all’azienda) e affrontarli significa affrontare la digital transformation.

L’IT si trova quindi nella situazione di dover affrontare una trasformazione che coinvolge vari aspetti aspetti: la "mobilizzazione" delle app, le esigenze di sperimentazione veloce del dipartimento di R&D, gli strumenti SaaS per il dipartimento vendite e via discorrendo. L’IT riceve quindi una serie di richieste da tutta l’azienda e la prima cosa che può fare per rispondere a queste richieste è approntare un catalogo di servizi e, spiega Monaci, il Cloud non è altro che un catalogo digitale di servizi: "Vi sono però servizi che possono essere già pronti e preconfezionati sul mercato da parte di un vendor qualsiasi, mentre altri servizi possono avere una complessità tale da non esistere sul mercato. Il catalogo di cui sopra deve essere capace, pertanto, di poter creare quelle infrastrutture abilitanti ai servizi che mi servono in maniera automatica e in maniera ibrida, appoggiandosi cioè al public Cloud da un lato e al private o virtual private Cloud dall’altro".

 
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