HP Software Performance Tour: oggi basta un'idea

HP Software Performance Tour: oggi basta un'idea

Il web ha portato enormi cambiamenti nella nostra vita quotidiana, ma in ambito aziendale si può parlare di veri e propri terremoti a prescindere dall'ambito che si va ad analizzare. Oggi fare impresa può essere tecnicamente molto più facile, e diventano fattibili anche quei progetti che sarebbero stati irrealizzabili pochi anni fa.

di Alessandro Bordin pubblicato il nel canale Software
HP
 

Un mondo che cambia in fretta

Nella splendida cornice del Lago Maggiore, a Stresa, si è tenuto il terzo HP Software Performance Tour; un appuntamento per partner, clienti e stampa finalizzato a fare il punto sulle strategie dell'azienda, con un occhio d riguardo al mondo software e all'enorme potenziale che al giorno d'oggi nasconde.

Non usiamo il verbo "nascondere" a caso, perché sono molte le aziende o anche le singole persone con un'idea brillante ad essere all'oscuro di ciò che oggi si può realizzare con infrastrutture aziendali calibrate ad hoc, andando a coprire in maniera soddisfacente ambiti come sicurezza, potenza computazionale, interoperabilità dei dispositivi e via dicendo.

Sono ancora in molti a vedere HP, ma possiamo tranquillamente parlare anche di altri colossi concorrenti, come ad un'azienda a cui rivolgersi per la fornitura dell'hardware in genere, siano essi server o PC in numero estremamente variabile a seconda delle esigenze.

Stefano Venturi, Amministratore Delegato del gruppo Hewlett-Packard in Italia e Corporate Vice President Hewlett-Packard Incorporated, ha sottolineato in maniera molto marcata l'importanza che il software ricopre al giorno d'oggi partendo da fenomeni che ormai ci circondano quotidianamente. La rivoluzione digitale, anche in azienda, sta cambiando davvero tutto e scricchiolano anche quelle che fino a pochi anni fa erano incrollabili certezze.

Entro il 2020 saranno presenti nei vari store un milione di milioni di app. Nel 2017, oltre il 50% degli acquisti saranno effettuati da dispositivi mobile. Sono queste alcune tematiche da cui parte il discorso, che pone di fronte a sfide mai viste prima. Siamo nel bel mezzo di una vera e propria "digital business transformation", ed ignorarla sarebbe davvero pericoloso.

Abbiamo assistito ad una vera e propria rivoluzione con l'avvento di internet e molte aziende sono nate, altre invece sono sparite perché non hanno saputo intercettare per tempo il vento del cambiamento. Poi c'è stato il web 2.0, trainato dal fenomeno social e dai contenuti user generated in genere, e la storia in ambito aziendale si è ripetuta. Ora, con l'era del cloud e del big data siamo di fronte a qualcosa di ancora più grande, aprendo scenari impensabili fino a pochi anni fa. Basta un'idea, realizzarla è più semplice che in passato. Non a caso viene nominato spesso il concetto di Idea Economy.

Un esempio pratico può venire dalla ricerca clinica: moli di dati enormi si possono elaborare tramite servizi big data, mentre fino a pochissimo tempo fa era necessario avere a disposizione un HPC proprio, con investimenti iniziali da centinaia di migliaia di Euro in su. Si possono trovare cure e diagnosi con analisi dati operate tramite un servizio che oggi è alla portata anche delle piccole aziende, messe nelle condizioni di sfidare le grandi.

Esiste anche un rovescio della medaglia: chi è già in un business radicato, magari con un'azienda di grosse dimensioni, questo diventa una sfida molto pericolosa. Può arrivare qualcuno di nuovo, in qualsiasi momento, in grado di creare grandi problemi. Le piccole aziende si trovano con armi enormi, motivo per cui anche i big non possono più giocare in difesa. Mai come in questo periodo, insomma, è necessario investire e trovare strade nuove a costo di mettere in discussione modelli consolidati nel corso di decenni.

Un esempio potrebbe venire dalle banche. In una lettera circolata qualche tempo fa fra gli addetti ai lavori, il management degli istituti di credito classici è stato allertato con un "silicon valley is coming".  Se si può pagare con lo smartphone, il passo è breve ai bitcoin e le banche potrebbero essere tagliate fuori. Un esempio sicuramente eccessivo, ma che può far capire come la digitalizzazione può trasformare l'industria e modelli consolidati nel giro di pochissimo tempo. Come hanno fatto Spotify, Netflix o servizi alla Uber.

Il messaggio di HP, nel corso di  questa interessante conferenza, suona molto chiaro: il software è alla base di tutto e il suo sviluppo, rapportato a nuove esigenze con visione sul futuro, può fare la differenza in maniera molto più marcata rispetto al passato.

Il passo da fare, nel più breve tempo possibile, assume le connotazioni di una vera e propria sfida che si riassume nell'affiancare innovazione vera e per certi versi rivoluzionaria (Fluid IT) alle realtà consolidate di struttura e back-end (core IT). Mike Shaw, Director of Solutions Marketing, HP Software, definisce come Bimodal IT questo approccio, che è la direzione intrapresa da HP andando ad arricchire le proprie proposte soprattutto nella sezione Fluid IT.

Cerchiamo di spiegare in parole più semplici quello che è stato detto, poiché non sempre è facile nemmeno per gli addetti ai lavori. HP ritiene che al tradizionale modo di concepire ed utilizzare l'infrastruttura aziendale, Core IT, vada affiancata al più presto, se già non si è fatto, una sezione Fluid IT, che integra molti strumenti pensati per le nuove esigenze (ovviamente offerti da HP nelle proprie soluzioni), unito ovviamente ad un nuovo approccio "mentale" all'azienda. Pensare più in breve, rendersi conto che big data e cloud possono offrire strumenti potentissimi (che altri potrebbero usare prima anche perché le aziende più piccole sono più "snelle" e veloci anche in fatto di prendere decisioni), considerare l'idea di rompere schemi consolidati da molto tempo.

I punti di incontro dei due "mondi" sono 5, secondo HP, ovvero Hybrid Cloud, adozione rapida delle soluzioni Fluid IT verso Core IT, utilizzo di dispositivi mobile unita all'esplorazione dei possibili business ad essi collegati, sfruttare i servizi i Big Data il più possibile e, ovviamente, dare il giusto peso alla sicurezza.

L'ultimo punto è un vero assist per Frank Mong, VP & GM, HP Enterprise Security Products, che porta alcuni significativi esempi del perché la sicurezza risulta ad oggi sottovalutata e di come HP sia una risposta credibile al problema. Molte recenti acquisizioni sono state incentrate proprio al rafforzamento della sicurezza, anche nel dialogo da remoto fra dispositivi aziendali. Oggi, dietro a un serio attacco, non c'è più la scheggia impazzita o il malintenzionato singolo, ma vere e proprie organizzazioni criminali se non governi, motivo per cui tutto è molto più articolato e complesso.

HP dichiara di essere 4 volte più efficiente rispetto ai concorrenti in termini di rilevamento delle vulnerabilità, sebbene il più grande passo da fare è rendersi conto di utilizzare con criterio tutti i dispositivi senza mai abbassare la guardia, affidandosi a strutture che possono sembrare "eccessive", ma che non lo sono affatto. Un problema che potrebbe diventare veramente grosso con il boom in arrivo dell'Internet of Things.

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