ARM entra nel mondo PC con netbook e soluzioni ibride

ARM entra nel mondo PC con netbook e soluzioni ibride

Alla ARM European Technical Conference, l'azienda inglese ha annunciato l'intenzione di entrare nel mondo PC, con prodotti di segmento ultramobile capaci portare all'utenza notevoli vantaggi in termini di durata della batteria, senza sacrificare la funzionalità.

di Alessio Di Domizio pubblicato il nel canale TLC e Mobile
ARM
 

Introduzione

Da anni ARM detiene una solida quota di mercato nel mercato delle CPU per telefoni cellulari, smartphone e PDA, costruita sulle basi di un’architettura RISC semplice, nata attorno alle esigenze di dispositivi portatili ed embedded, a basso consumo energetico.

Su queste basi l’azienda, nata nel 1990 da uno spinoff di Acorn, in partnership con VLSI ed Apple, intende conquistare una posizione di rilievo in un mercato che chiede ai produttori di tecnologia sempre più mobilità e, contemporaneamente, non accetta rinunce sul piano della funzionalità: quello PC.

Questo mutamento di scenario e di strategie, sta portando l’azienda inglese ad uno scontro sempre più diretto con i colossi che producono e commercializzano CPU x86, i quali a loro volta tentano di adattare i propri prodotti alle mutate priorità del mercato.

Il terreno in cui questo scontro si prepara a scatenarsi, è quella zona di frontiera fra PC e Smartphone/PDA evoluti che corrisponde al segmento netbook. Un segmento che non offre prodotti alternativi in senso stretto a Smartphone/PDA ma che, in forza della comune necessità di durata della batteria, può tuttavia beneficiare di un trasferimento di tecnologie che estendano la mobilità di questi dispositivi.

Un segmento che, nelle intenzioni degli OEM, non vuole offrire neppure un’alternativa a prodotti di fascia laptop - per quanto, di fronte al crescere dei prezzi e delle dotazioni hardware dei netbook, la tentazione di un confronto diventi sempre più pressante.

Da questa base, tutto ciò visto e considerato, ARM si prepara a muovere un assedio ad un territorio solidamente presidiato da Intel con le CPU di fascia Atom. Chi abbia scatenato la scintilla, ovvero se sia Atom a rappresentare un’invasione di campo nel mondo ARM - dietro la crescente domanda di dispositivi più piccoli e mobili dei notebook - o viceversa se sia ARM ad invadere un campo che elettivamente appartiene ad x86, poco importa: la sfida che si prepara porrà molto probabilmente sotto il suo segno il futuro del segmento, riaccendendo peraltro lo storico scontro fra RISC (ARM) e CISC (x86).

Lungo tutta la quasi ventennale storia, ARM ha operato essenzialmente in ambito B2B. In effetti ARM non produce CPU ma si limita a disegnarle, affidandone la produzione e l’implementazione a terze parti, e ricavandone royalty.

I chip con architettura ARM recano quindi il brand di chi li produce - Ti, Freescale, Samsung etc. - e vengono integrati in dispositivi che solitamente non menzionano le architetture hardware utilizzate, poiché non rilevanti ai fini del posizionamento: elettrodomestici evoluti, automobili con dispositivi elettronici avanzati, telefoni cellulari di fascia bassa, smartphone, console portatili etc.

L’integrazione di chip ARM in dispositivi di fascia bassa e comunque estranei al mondo PC non deve spingere a sottovalutare l’azienda, che nel solo periodo Q3 2007/Q2 2008 ha visto 3,6 miliardi di processori prodotti dai suoi partner ed integrati in vari dispositivi elettronici ed elettromeccanici e che, sempre secondo le stime diffuse dal COO Graham Budd durante la conferenza, nel 2007 aveva i suoi chip integrati in circa un quarto dei dispositivi elettronici venduti in tutto il mondo.

 
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