Che fine ha fatto WiMAX? Il punto della situazione

Che fine ha fatto WiMAX? Il punto della situazione

Si parla di WiMAX da anni ormai, eppure questa tecnologia è ben lungi dall'aver ottenuto i risultati annunciati. Cerchiamo di fare il punto della situazione, cercando di capire quale sia la diffusione attuale, in Italia e nel mondo, oltre agli sviluppi futuri e alle problematiche ancora da affrontare

di Alessandro Bordin pubblicato il nel canale TLC e Mobile
 

WiMAX e i mercati maturi

Lo screenshot riportato in precedenza è ingannevole, se visto senza allargare il dettaglio: scendendo maggiormente si capisce che in Europa la rete non è poi così fitta, anzi. Francia e Spagna, messe assieme, non arrivano a 10 reti, mentre le cose vanno meglio in Italia, anche se non di molto. Fin dalla sua presentazione, si era capito che la strada per WiMAX, nei mercati maturi, non sarebbe stata facile come che la volevano far credere. Con le reti Wi-Fi tutto è più semplice: integrazione di moduli compatibili in quasi tutte le periferiche, router relativamente economici ed il gioco è fatto. In casa, al lavoro o in uffici e servizi pubblici, è davvero semplice attrezzare una rete Wi-Fi in pochi minuti appoggiandosi alla rete telefonica pre-esistente e con una tariffazione adeguata.

Nei paesi industrializzati non solo esiste già una infrastruttura per connettersi al web, ma ne esistono diverse. Tutte queste sono in mano ai colossi delle telecomunicazioni, che offrono la connettività analogica, digitale, 3G e chi più ne ha, più ne metta. Esiste anche un problema di licenze e frequenze, assegnate per mezzo di aste a prezzi decisamente elevati, nonché normative molto severe da osservare. Eppure, sebbene questa sembrasse la motivazione principale del palese ritardo di WiMAX nella nostra società, ho personalmente rivisto le mie convinzioni proprio in occasione della conferenza di Barcellona, durante la quale ho potuto scambiare qualche parola con diversi operatori del settore provenienti un po' da tutto il mondo.

Una premessa: in Italia tutto sommato non siamo messi male con in altri paesi. Linkem S.p.A. è la società che vanta la rete più estesa nel Bel Paese, affiancata da altre realtà come Wavemax, Freemax, E-Via Gruppo Retelit, NGI (sebbene non sia WiMAX in senso stretto), Mandarin e ARIA. Anche le offerte non sono affatto male, assimilabili a quelle offerte dai profili domestici dei big. Eppure qualcosa non torna: frequenze assegnate, tecnologia tutto sommato matura e collaudata, per giunta in paesi ben più poveri e disagiati, burocrazia affrontabile. Dovremmo esserne circondati da tempo.

La disponibilità di hotspot WiMAX della rete Linkem, ad esempio, ci offre la possibilità di vedere come tutto sia ancora ben lontano dall'essere diffuso. Si tratta più che altro di alcune nicchie in alcune città italiane, e stiamo parlando dell'infrastruttura più diffusa nel nostro Paese. Parlando con Davide Rota, CEO di Linkem, abbiamo scoperto che sì, la rete verrà estesa, ma per ora siamo notevolmente lontani dal poter definire WiMAX un "mass market".

Si segnala ad esempio l'utilizzo delle installazioni in alcuni stadi di calcio, utilizzata soprattutto per videosorveglianza interna su una rete che è per ora priva di disturbi e molto sicura. Ancora molto pochi gli utenti comuni che vi fanno ricorso per la connettività classica dunque. Ne esce un quadro a tinte fosche e una diffusione non certo a macchia di leopardo, in quanto si tratterebbe di sovrastimare, e di molto, la reale copertura del territorio. Un discorso che vale per tutti i mercati maturi, Americhe e Giappone compresi, dove l'accesso è garantito in poche città.

 
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