Internet of Everything, il treno che porta verso il futuro

Internet of Everything, il treno che porta verso il futuro

Un fenomeno che non solo sta avvenendo, ma sta accelerando ad un ritmo inimmaginabile: Internet of Everything è un treno lanciato a 400 all'ora su cui dobbiamo salire per non restare intrappolati nel passato

di Andrea Bai pubblicato il nel canale TLC e Mobile
Cisco
 

Un treno in corsa da non perdere

"Crescere Digitaliani - Internet, il cambiamento continua" è il titolo della seconda edizione dell'Internet of Everything Italian Forum, evento tenutosi al MiCO di Milano il 28 gennaio scorso, che sottolinea come la centralità dell'individuo sia fondamentale per accelerare il processo di innovazione ed esprimere appieno il potenziale del paradigma dell'Internet delle cose o, come il titolo cita, dell'Internet di tutto.

Internet of Everything è un concetto elaborato da Cisco, principale promotore dell'evento, per approfondire maggiormente il paradigma di Internet of Things e che descrive l'unione di persone, processi, dati ed oggetti perché le interconnessioni siano più rilevanti e di maggior valore rispetto a quanto è stato fino ad ora, trasformando l'informazione in azioni che creino nuove possibilità, esperienze più ricche e variegate e nuove opportunità economiche per aziende, individui e paesi.

Un fenomeno che sta accadendo già da qualche tempo e che sta accelerando molto più velocemente di quanto si potesse pensare. Sono i numeri che lo dicono: nel 2014 sono stati consegnati 23 miliardi di sensori (la categoria di dispositivi tecnologici maggiormente abilitante a IoT/IoE), più del doppio rispetto all'anno precedente, e i venture capitalist attorno al mondo hanno compiuto 1,6 miliardi di dollari di investimento nell'Internet of Things, con una crescita del 45% anno su anno.

Internet delle cose è un fenomeno che diventerà mainstream nel giro di 10 anni, probabilmente meno. Per comprendere l'entità, basti pensare che la telefonia mobile ha impiegato circa 30 anni per diventare diffusamente un elemento della nostra quotidianità. L'aspetto interessante è che il fenomeno, nato inizialmente su una spinta da parte del mondo consumer, sta assumendo sempre più una connotazione enterprise-driven e proprio su aziende ed imprese si verificherà il maggiore impatto dei benefici di IoT/IoE.

David Bevilacqua, Vice Presidente South Europe di Cisco, considera IoE come un treno lanciato ad altissima velocità, e che rappresenta una delle ultime occasioni per il rilancio economico del nostro Paese. Un Paese che ha bisogno di incamminarsi convintamente sulla strada della digitalizzazione a partire proprio dalle imprese. Si fa largo quindi la figura del CDO - Chief Digitalization Officer, i cui contorni sono ancora in divienire ma che deve possedere un background di tipo tecnologico accanto ad una ottima conosenza dei processi di business dell'azienda affinché la digitalizzazione e strategia di business possano convergere e divenire un unico percorso.

Sulla strada della digitalizazione si trova però un ostacolo ingombrante, ovvero quello della sicurezza: i modelli di business cambiano, con essi i processi, e nuove minacce si stagliano all'orizzonte. La mancanza di una corretta visione e, soprattutto, di competenze, aprono numerosi rischi per coloro i quali non sono in grado di portare avanti un processo di trasformazione che comprenda l'adeguata attenzione alla sicurezza.

E' poi importante sbloccare gli investimenti, spostandosi dalla situazione attuale in cui nella maggior parte delle aziende il 75% del budget viene impiegato per la gestione operativa o, in altri termini, per mantenere lo status quo. "Bisogna saltare sul treno del futuro ora o rischiamo di essere imprigionati per sempre nel passato" ha osservato Bevilacqua.

La centralità dell'individuo è un concetto che anche Intel, sponsor dell'evento, condivide. Carmine Stragapede, direttore generale Intel Italia, ha osservato durante il suo intervento: "La progettazione dei prodotti in Intel è orientata dalla persona, dalle sue abitudini e dai suoi comportamenti. Lavoriamo per poter portare l'intelligenza del computing a sempre più oggetti così da realizzare un contesto digitale che sia di beneficio per tutti. Il futuro è la tecnologia, ma l'utente rimarrà l'unico vero protagonista".

Sottolineando con forza i messaggi già lanciati in occasione dell'IDF Fall di settembre e ancor più recentemente al CES di Las Vegas (con la presentazione della piattaforma Curie), Stragapede precisa che Internet of Everything va pensato come un sistema end to end: è necessario individuare una standardizzazione che parta dal piccolo sensore per arrivare al sistema che analizza dati. E anche Intel considera la sicurezza come un elemento cardine del processo, evidenziando come l'investimento condotto negli anni passati per acquisire McAfee consenta ora di poter implementare una sicurezza a 360 gradi.

Tante occasioni e tante opportunità da poter cogliere, ma in che condizioni versa il nostro Paese e quali passi deve compiere per salire sul treno del futuro? La fotografia attuale da un lato sembra poco incoraggiante, ma dall'altra deve rappresentare uno sprone per rimboccarsi le maniche: nel mondo ci sono 3 miliardi di utenti Internet, in Italia sono 36 milioni. Ma il dato più sconcertante è che 24 milioni di italiani non hanno mai usato un computer e la percentuale di crescita degli utenti internet in Italia è del 2% l'anno, pari a circa 100 nuovi utenti all'ora.

"Sembra un gran numero, stiamo andando a 100 all'ora" commenta Riccardo Luna, nominato dallo scorso settembre Digital Champion per l'Italia. "La verità è che gli altri paesi europei vanno al doppio, e in Italia abbiamo il più basso tasso di crescita di utenti Internet tra i paesi europei". Se dovessimo portare su Internet tutti gli italiani ci vorrebbero 30 anni procedendo a questi ritmi: è imperativo accelerare, anche perché numerose ricerche dimostrano che le basse competenze digitali in un Paese (e l'Italia siede all'ultimo posto tra i paesi OCSE in quanto a "digital literacy") limitano la crescita del PIL.

Agostino Santoni, Amministratore Delegato di Cisco Italia, è comunque ottimista osservando soprattutto quanto il governo sta cercando di fare in tema di digitalizzazione. "Il piano di sviluppo digitale prende in considerazione lo sviluppo parallelo di rete e servizi, e il piano della strategia per la banda ultralarga rappresenta un elemento abilitante per questa visione. Nei prossimi 5 anni l'industria italiana cercherà 180 mila specialisti IT, figure che oggi ancora non esistono. Il nostro Paese ha a disposizione strumenti per crescere, ma per produrre un cambiamento duraturo è necessario che le persone riescano a comprenderli, ad utilizzarli e ad immaginare il futuro".

7 Commenti
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djfix1330 Gennaio 2015, 16:20 #1
è stato appena finito di dire che siamo 46 esimi come penetrazione e disponibilità di Internet, che oltre il 50% degli internauti non prova nè osa acquistare beni e servizi su internet, che i servizi accessori come TV ecc hanno un prezzo molto alto e non compreso dagli utenti, che le nostre aziende medio/piccole (fino a 15 persone di solito) non producono beni vendibili in digitale ma solo pubblicizzabili che richiedono però competenza o denaro per essere gestiti, che non ci sono.
Ricordiamo anche come proprio oggi sia stato deliberato in parlamento il tracciato scolastico italiano con la negazione di 2 ore settimanali di informatica introducendo una non ben precisata ora di Arte...

io spero che qui ci si svegli perchè parlare di numeri a vanvera son buoni tutti.
cresg82030 Gennaio 2015, 21:42 #2
Un settore con una crescita illimitata come IOT/BIG-DATA non richiede una fonte d'energia illimitata? Su questo versante non mi sembra ci siano sviluppi degni di nota.

Un giorno quando avremo X^X TeraByte di data come si può pensare di processarli?
AL31 Gennaio 2015, 18:01 #3

Aggiornate l'orario......

I treni in Italia sono in ritardo....o vanno indietro.
bobafetthotmail31 Gennaio 2015, 19:41 #4
Si fa largo quindi la figura del CDO - Chief Digitalization Officer, i cui contorni sono ancora in divienire ma che deve possedere un background di tipo tecnologico accanto ad una ottima conosenza dei processi di business dell'azienda affinché la digitalizzazione e strategia di business possano convergere e divenire un unico percorso.
Si sentiva proprio la mancanza di una figura manageriale senza qualifiche tecniche specifiche ma con il compito di traghettare una azienda nell'era digitale.
Ma chiedere ai sistemisti/Admin no?

Sulla strada della digitalizazione si trova però un ostacolo ingombrante, ovvero quello della [s]sicurezza: i modelli di business cambiano, con essi i processi, e nuove minacce si stagliano all'orizzonte. La mancanza di una corretta visione e, soprattutto, di competenze, aprono numerosi rischi per coloro i quali non sono in grado di portare avanti un processo di trasformazione che comprenda l'adeguata attenzione alla sicurezza.[/s]
sticazzi, mancano i soldi.

nella maggior parte delle aziende il 75% del budget viene impiegato per la gestione operativa o, in altri termini, per mantenere lo status quo.
Appunto. I soldi servono a non fallire domani. Chi azzo ha i soldi da buttare in idee innovative?

Tante occasioni e tante opportunità da poter cogliere, ma in che condizioni versa il nostro Paese e quali passi deve compiere per salire sul treno del futuro?
Invasione aliena. O ritorno di Cristo, o arrivo di Mazinga.
Questo treno lo perdiamo, mettetevi il cuore in pace che lo perdiamo.

Un settore con una crescita illimitata come IOT/BIG-DATA non richiede una fonte d'energia illimitata?
No. Solo storage molto vasto.
i Big Data sono solo degli immensi database con programmi più o meno intelligenti che fanno query (domande per ottenere dati).

C'è una certa richiesta di potenza di calcolo e quindi potenza richiesta, ma è lo storage quello che è più necessario.

richieste illimitate di energia non se ne sono viste da nessuna parte.

Ma il dato più sconcertante è che 24 milioni di italiani non hanno mai usato un computer
No, il dato più sconcertante è che dei 36 milioni che usano un computer quelli che sono in grado di fare cose che non siano videoscrittura e Facebook saranno una minoranza.
hibone02 Febbraio 2015, 05:04 #5
Citare Leslie Nielsen in una pallottola spuntata è d'uopo...

Perchè fare la fatica di saltare su un treno in corsa, quando possiamo tranquillamente aspettarlo in mezzo ai binari?

PS. i sistemisti sono ancorati al passato...il 99.99% di essi ha nostalgia di space invaders...
bobafetthotmail02 Febbraio 2015, 08:44 #6
Originariamente inviato da: hibone
PS. i sistemisti sono ancorati al passato...il 99.99% di essi ha nostalgia di space invaders...
Sarà. Ma almeno conoscono la materia decentemente e non devono avvalersi di "consulenti tecnici" che sono in realtà dei venditori al soldo del Cisco di turno.
TheQ.17 Febbraio 2015, 10:10 #7
ho sempre sognato di avere la mia auto connessa allo spegnimento del PC da ufficio, così che quando spengo il PC, l'auto accende il motore iniziando ad inquinare, e se non monta qualcuno per fregarmela, posso arrivare giù e montare in auto senza fare la fatica di girare la chiavetta.

So' (internet delle) cose che danno soddisfazione

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