Ancora problematica la cessione della divisione memorie di Toshiba: Western Digital non molla l'osso

Ancora problematica la cessione della divisione memorie di Toshiba: Western Digital non molla l'osso

L'azienda giapponese avrebbe trovato un consorzio di potenziali compratori ma la presenza, tra questi, di SK Hynix non piace a Western Digital che non esita a mettere mano alla macchina legale

di Andrea Bai pubblicata il , alle 18:01 nel canale Mercato
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Le trattative per la cessione della divisione memorie di Toshiba procedono ancora con il freno a mano tirato: nonostante nelle scorse settimane si sia fatto avanti un consorzio di offerenti per i quali la stessa Toshiba ha già espresso la propria volontà a procedere con i colloqui, Western Digital continua a mettere i bastoni tra le ruote ritardando la tabella di marcia che il colosso giapponese aveva fissato.

Prima di procedere, recuperiamo l'antefatto: da diversi mesi Toshiba sta cercando offerenti che possano acquisire una parte della propria divisione che si occupa della produzione di chip di memoria flash, allo scopo di fare liquidità per compensare una svalutazione causata da un'imprevista crescita nei costi di costruzione di un nuovo stabilimento nucleare negli USA. Cosa c'entra in tutto ciò Western Digital? L'azienda statunitense è comproprietaria con Toshiba di uno stabilimento di produzione di memorie e ritiene che la cessione di asset senza prima essere stata chiamata in causa rappresenta la violazione dei contratti attualmente in essere.

La scorsa settimana Toshiba, dopo aver selezionato la cordata di offerenti a suo avviso maggiormente interessante, ha fissato il 28 giugno come limite entro il quale avrebbe raggiunto un accordo definitivo con le parti, allo scopo di poter chiudere l'operazione per il mese di marzo 2018. Nel gruppo di offerenti vi siono Innovation Network, Development Bank of Japan, Bain Capital e il produttore di memorie sudcoreano SK Hynix: proprio la presenza di quest'ultimo ha infastidito Western Digital, la quale teme il rischio di una fuga di informazioni tecnologiche chiave che potrebbero mettere a rischio il vantaggio competitivo di Toshiba. E c'è un precedente non esattamente lieto: in passato Toshiba ha trascinato in tribunale proprio SK Hynix per il sospetto di furto di segreti industriali, contenzioso poi giunto al patteggiamento con SK Hynix che si è offerta di pagare 278 milioni di dollari a dicembre del 2014.

Nel corso della giornata di domenica il CEO di Western Digital, Steve Milligan, ha inviato una lettera a Toshiba proprio a tal proposito e ribadendo come la società farà tutto ciò che è in suo potere per evitare risultati in contrasto con gli interessi della società. "Voglio essere assolutamente chiaro sul fatto che Western Digital non consentirà alcuna transazione con il consorzio che si è proposto" ha affermato Milligan, aggiungendo che la società non esiterà a richiedere un'ingiunzione contro la vendita della divisione.

La lettera è una risposta alle dichiarazioni di Satoshi Tsunakawa, CEO di Toshiba, che nel corso della giornata di venerdì aveva fatto sapere di essere aperta a qualsiasi confronto con Western Digital sull'operazione, ma che non si riteneva nella posizione di dover fare la prima mossa. Tsunakawa ha inoltre specificato che SK Hynix non avrebbe partecipato né alla società, né alla gestione, seguendo un accordo che avrebbe previsto solamente la concessione di un prestito così da evitare potenziali ostacoli di antitrust. Innovation Network, Development Bank of Japan e Bain Capital hanno messo sul piatto, intanto, un'offerta complessiva di 19 miliardi di dollari.

Adesso si attende la mossa di Toshiba, che sembra comunque convinta a procedere sui binari già tracciati. Un percorso che, secondo Western Digital, "renderà inevitabile ulteriori contenziosi". Staremo a vedere.

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