Google pensa ai micropagamenti per l'editoria online

Google pensa ai micropagamenti per l'editoria online

La grande G ha in mente un progetto di micropagamenti per un modello di business da applicare alle realtà editoriali che operano sul web

di Andrea Bai pubblicata il , alle 08:41 nel canale Mercato
Google
 

Google sta lavorando dietro le quinte ad una piattaforma di micropagamenti appositamente indirizzata alle esigenze dell'editoria on-line. E' lo stesso colosso di Mountain View a fare luce sull'argomento, in risposta ad una richiesta della Newspapers Association of America la quale ha recentemente sollevato un dibattito riguardante gli eventuali modelli di business da poter applicare alle realtà online per la fornitura di contenuti a pagamento.

La visione di Google è molto chiara ed è illustrata in un corposo documento inviato alla NAA. Il punto di partenza, per Google, è il seguente:

"Google crede che un web aperto sia un vantaggio per tutti gli utenti ed per gli editori. Tuttavia "aperto" non significa necessariamente gratuito. Crediamo che i contenuti su Internet possano essere supportati da diversi modelli di business, inclusi i contenuti fruibili solamente dietro sottoscrizione"

Il sistema che Google ha in mente sarebbe basato sulla già nota piattaforma Google Checkout; il colosso di Mountain View spiega che il suo piano è attualmente in una fase iniziale di pianificazione. Sebbene attualmente il sistema sia stato definito come in fase di sviluppo, Google ha già le idee ben chiare: i micropagamenti saranno un veicolo di pagamento disponibile sia a Google sia a terzi nel corso del prossimo anno.

L'idea è quella rendere disponibili tutti i mezzi necessari affinché risulti semplice il pagamento di piccole somme di denaro, da pochi penny a diversi dollari, aggregando gli acquisti nel corso del tempo. Google si adopererà per contenere i rischi di non-pagamento assegnando limiti di credito basati sullo storico di ciascun utente e utilizzando sistemi proprietari per l'analisi del rischio al fine di tenere traccia di abusi e frodi.

I costi di transazione sono uno dei principali ostacoli ai micropagamenti, ed è questo il motivo per il quale la proposta di Google potrebbe suscitare vero intersse presso le realtà editoriali. Google suggerisce un sistema di revenue sharing, simile a quanto avviene con Android Market o App Store: Google potrebbe trattenere il 30% dell'introito e girare il restante 70% a chi ha prodotto il contenuto.

Il progetto di Google rappresenta una proposta di particolare spessore, per un duplice motivo: innanzitutto rappresenta un modo che il colosso di Mountain View ha ridare smalto a Google Chekout e in secondo luogo, non certo per importanza, permette a Google di saltare dall'altra parte della barricata e di assumere non più il ruolo di nemico delle agenzie stampa e dei siti di informazione ma quello di alleato, potendo diventare l'occasione per nuove fonti di reddito.

19 Commenti
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degac11 Settembre 2009, 08:51 #1
Se fanno come le Major discografiche (che sono 'greed' come definito a suo tempo da Steve Jobs x il prezzo della musica su Itunes) gli editori ci lasciano le penne.
Se fanno 4 conti 'vendere' a .99 centesimi (prezzo ipotetico) x 10 mln di 'pezzi virtuali' è decisamente meglio che vendere a 2€ x niente...

Vedremo come andrà a finire.
SuperSandro11 Settembre 2009, 08:52 #2
Se ho capito bene, uno paga un certo importo (esempio, 10 dollari) direttamente a Google, poi li "spende" micro-suddividendo il potenziale.

Esempio, un dollaro per leggere The Time-on-line, un dollaro e cinquanta per scaricare un brano musicale e così via fino a esaurire il credito. In questo modo l'utente paga una sola transazione; Google, dal canto suo, attende di accumulare un migliaio di dollari da tutti gli utenti che pagano per The-Time-on-line e per quella particolare casa discografica, e poi effettua un unico bonifico, pagando anche in questo caso un'unica commissione.

Se è così, l'dea è eccellente, ma rappresenta un'ulteriore pugnalata alla carta stampata e alla vendita di contenuti multimediali su CD / DVD.

O no?
kelendil11 Settembre 2009, 09:28 #3
Da quello che ho capito io, il credito si va ad accumulare per un certo periodo. Ossia: oggi compri un libro, domani un brano musicale, dopodomani un quotidiano. Dopo un tot di giorni, l'importo accumulato da pagare viene prelevato dalla tua carta di credito in un unica operazione, in modo da non spendere troppo in transazioni...
captnemo11 Settembre 2009, 09:29 #4

> Se è così, l'dea è eccellente, ma rappresenta un'ulteriore pugnalata alla carta stampata e alla vendita di > contenuti multimediali su CD / DVD.

Pesce grande mangia pesce piccolo.
Premono per "evolvere" i servizi e ne approfittano (logicamente) per rimanere da soli!
SuperSandro11 Settembre 2009, 10:03 #5
Originariamente inviato da: kelendil
... oggi compri un libro, domani un brano musicale, dopodomani un quotidiano. Dopo un tot di giorni, l'importo accumulato da pagare viene prelevato dalla tua carta di credito in un unica operazione, in modo da non spendere troppo in transazioni...

...uhmm... mi sembra un po' troppo pericoloso: un ignaro utente potrebbe vedersi addebitato un importo - attribuitogli dal solito malintenzionato che si è procurato i dati della sua carta di credito - quando è troppo tardi per contestarlo.

A parte questo, se nell'arco di tempo stabilito l'utente ha compiuto un solo acquisto (per esempio, un solo dollaro) pagherebbe più di transazione che altro.

Continuo a pensare che un sistema di pre-pagamento sia più affidabile e sicuro.
hackaro7511 Settembre 2009, 10:11 #6
il pre-pagaqmento è intrinsecamente più affidabile ma, data la modesta entità delle somme in gioco, credo che il sistema proposto possa funzionare benissimo!
SuperSandro11 Settembre 2009, 10:20 #7
Originariamente inviato da: hackaro75
il pre-pagaqmento è intrinsecamente più affidabile ma, data la modesta entità delle somme in gioco, credo che il sistema proposto possa funzionare benissimo!

Da quello che ho capito leggendo l'articolo, per micro-pagamenti non si intende un importo globalmente modesto, ma una pluralità di pagamenti di piccola entità, il cui importo totale può anche essere ragguardevole.

Lo scoglio da superare, insomma, è quello di evitare di associare ad ogni micro-pagamento il relativo costo di transazione che diventa eccessivamente oneroso in termini percentuali.

L'idea di base è quella di accumulare numerosi micro-pagamenti in un'unica transazione dal (basso) costo fisso.
Panko11 Settembre 2009, 14:38 #8
in effetti uno degli ostacoli hai pagamenti on line è proprio la trafila: compila il form -> metti il numero della carta -> metti il codice di controllo...
se google riuscisse a ridurre il tutto magari a un bel tastino colorato con scritto "acquista", credo che molta gente pagherebbe per i contenuti che sfrutta on line (complice anche il fattore psicologico: uno clicca "acquista" e neanche ci pensa che cmq sta spendendo soldi...)

Come metodo però mi pare più plausible il pagamento anticipato di una certa somma che poi può venire spesa un po' alla volta. Una specie di Google-ricarica insomma (un po come gia accade ad esempio sui siti di aste al ribasso...). Inoltre seguendo questa strada Google si troverebbe fra le mani un bel po' di soldi anticipati dagli utenti che potrà investire come vuole, che mi sembra molto meglio del contrario, ovvero anticipare milioni di dollari a persone sparse per il mondo....
anac11 Settembre 2009, 16:09 #9
prima tutto gratis e adesso un po alla volta ti fanno pagare tutto ....
cosi finora hanno elliminato la concorenza con i servizi gratis da adesso posso farti pagare quello che vogliono perche' non c'e' nessuno che gli fa concorenza
SuperSandro13 Settembre 2009, 09:35 #10
Originariamente inviato da: anac
prima tutto gratis e adesso un po alla volta ti fanno pagare tutto .... cosi finora hanno elliminato la concorenza con i servizi gratis da adesso posso farti pagare quello che vogliono perche' non c'e' nessuno che gli fa concorenza

...uhmm... veramente mi sembra il contrario: grazie all'offerta di tantissimi servizi gratuiti(*) per l'utente - che inducono quest'ultimo a usare sempre e solo Google - ora Google affianca quei servizi a pagamento che con metodi "tradizionali" rappresentano un costo aggiuntivo cospicuo.

(*) I servizi sono gratuiti solo per l'utente finale: quando, per esempio, apri Google Maps e visualizzi i nomi degli alberghi o dei ristoranti con tanto di segnaposti, tu ottieni informazioni gratuitamente, ma il gestore dell'albergo ha pagato (eccome se ha pagato!) Google per inserire il proprio segnaposto.

Fa' questo esperimento: ingrandisci la zona delle spiagge di Rimini e digita "alberghi". Vedrai che di alcuni alberghi sono indicati siti internet e altre informazioni aggiuntive; di alri, invece, a stento c'è numero di telefono e indirizzo. Indovina verso quali alberghi l'utente indirizza la propria ricerca?

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