Mt.Gox, scarsa trasparenza già due anni prima della chiusura

Mt.Gox, scarsa trasparenza già due anni prima della chiusura

Il CEO Mark Karpeles fu affrontato nel 2012 da un gruppo di impiegati che chiedevano maggior chiarezza sulla gestione delle finanze dell'azienda

di Andrea Bai pubblicata il , alle 08:31 nel canale Mercato
 

Emergono alcuni retroscena legati al servizio di cambio Mt.Gox, che da qualche settimana ha avviato le procedure di bacnarotta dopo un grave problema di insolvenza nei confronti dei clienti. Dalle informazioni che circolano in queste ore si dipinge un quadro non propriamente cristallino, con alcuni problemi percepiti dai dipendenti dell'azienda già due anni fa circa.

Secondo quanto si apprende, un gruppo di sei impiegati avrebbe infatti affrontato il CEO Mark Karpeles chedendo lumi sulla gestione dei soldi dell'organizzazione, sottolineando come i fondi dei clienti venissero impropriamente dirottati su altre spese, come stampanti 3D ed automobili elaborate importate dal Regno Unito, tutto per il CEO.

Gli impiegati hanno affrontato Karpeles all'inizio del 2012, cercando una maggior trasparenza sulla gestione delle finanze della compagnia e richiedendo delle giustificazioni al fatto che Mt.Gox sembrasse spendere molti più soldi di quanto facesse con le commissioni di transazione a carico degli utenti.

Durante l'incontro Karpeles avrebbe negato ogni accusa, senza tuttavia mostrare alcuna prova del corretto funzionamento delle operazioni. Secondo quanto narrato da una fonte a conoscenza della vicenda, il CEO di Mt.Gox, di fatto messo in discussione, ritenne che lo staff non avesse il diritto di poter accedere ai dati finanziari della compagnia. Del resto Mt.Gox non doveva sottostare ad alcun obbligo di divulgazione delle proprie informazioni. Karpeles era proprietario dell'88% delle quote della compagnia e allora non aveva alcun debito a carico. Mt.Gox inoltre non era registrata come agenzia finanziaria in Giappone (la compagnia ha sede a Tokyo), riducendo così ulteriormente qualsiasi eventuale obbligo di trasparenza.

Nel corso del mese di aprile 2013 Karpeles dichiarò che Mt.Gox vedeva transitare in entrata fino a 20 milioni di dollari in Bitcoin e fino a 300 mila dollari in uscita. La commissione dello 0,6% sul valore di transazione era l'unica fonte di introito per il servizio di cambio o, almeno, l'unica conosciuta.

Le accuse di malagestione e truffa sono iniziate quindi prima dei problemi e della chiusura e proseguono ancor oggi. Qualche settimana fa, lo ricordiamo, sono emerse alcune informazioni portate a galla da un gruppo di hacker, secondo le quali una grossa soma di Bitcoin sarebbe ancora nelle mani del servizio di cambio. Mt.Gox stessa ha poi in seguito comunicato di aver "trovato" 200 mila Bitcoin in un cold wallet rimasto inutilizzato.

4 Commenti
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AlexSwitch02 Aprile 2014, 09:52 #1
Ma no... non ci posso credere... MAH!!
theJanitor02 Aprile 2014, 09:57 #2
trasparente come il mare dell'atollo dove se la sguazzano con i soldi dei poveri ingenui.......
san80d02 Aprile 2014, 11:54 #3
chissà perche' non mi stupisce
furbo04 Aprile 2014, 17:32 #4
Originariamente inviato da: Redazione di Hardware Upgrade
automobili elaborate importate dal Regno Unito


Bhè, uno che si chiama Karpeless, pensava di prendere auto a meno...

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