Non-concorrenza sui dipendenti: i colossi della Silicon Valley a processo nel 2015

Non-concorrenza sui dipendenti: i colossi della Silicon Valley a processo nel 2015

Prenderà il via ad aprile del prossimo anno il processo che vede accusati Intel, Apple, Google e Adobe di aver orchestrato misure per non rubarsi a vicenda dipendenti e "calmierare" il mercato del lavoro

di Andrea Bai pubblicata il , alle 14:46 nel canale Mercato
AppleIntelGoogleAdobe
 

Il prossimo 9 aprile 2015 è la data fissata per l'avvio del processo che vede coinvolte varie realtà della Silicon Valley (tra le quali Apple, Google, Intel e Adobe) accusate di aver orchestrato una serie di misure per evitare di "rubarsi" dipendenti a vicenda. Una conferenza per la gestione del processo si terrà il 19 novembre, mentere il 19 dicembre è stata fissata una seduta preliminare per consentire al giudice di raccogliere informazioni sulle negoziazioni che i colossi della tecnologia stanno intrattendendo con le parti lese per giungere ad un nuovo patteggiamento.

Parliamo di nuovo patteggiamento poiché le quattro aziende avevano già messo sul tavolo un'offerta di 324,5 milioni per chiudere il caso, somma che secondo il giudice Lucy Koh (che già si è trovata a presiedere la battaglia tra Samsung e Apple) non raggiunge il limite della ragionevolezza.

Il giudice Koh ha già riscontrato l'esistenza di una "ampia evidenza di un complotto omincomprensivo" che comprende email e altro genere di corrispondenza tra Steve Jobs e Eric Schmidt (all'epoca dei fatti, rispettivamente, CEO di Apple e CEO di Google) e ha espresso la preoccupazione che non vi sia stato un sufficiente risarcimento per gli impiegati che non sono riusciti a raggiungere un accordo separato con il quartetto di compagnie. Il giudice ha quindi affossato il tentativo di patteggiamento fornendo una serie di indicazioni e dichiarando che 380 milioni di dollari possono rappresentare una somma sufficiente.

Come già accennato poco sopra, le quattro aziende sono accusate di aver stretto accordi sottobanco per evitare di avanzare offerte di lavoro ai reciproci impiegati. Questa misura, sebbene da un lato abbia evitato il rallentamento o il danneggiamento di progetti operativi, dall'altro ha anche permesso alle aziende di non dover competere sul piano salariale le une con le altre e di restringere le opportunità di carriera per i dipendenti oltre ad aver, ovviamente, violato la legge.

Il quartetto ha quindi deciso di ricorrere in appello per la decisione del giudice, affermando che la sua analisi è stata frutto di un chiaro errore legale non avendo tenuto conto delle valutazioni condotte dalle parti in causa e gettando alle ortiche anni di trattative.

1 Commenti
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Zenida12 Settembre 2014, 22:49 #1
Anche se è davvero un caso molto articolato con sfaccettature di diverso tipo, penso che che l'accusa sia sensata e giusta.

Insomma, loro per evitare il divulgarsi di segreti commerciali hanno stretto un accordo di non competitività sul mercato del lavoro... quando si dice che il fine non giustifica i mezzi, eccoci qui.

Chi ci perde alla fine è il dipendente che pur lavorando per big del settore tecnologico hanno possibilità di carriera ridotte... certo non siamo ai limiti del precariato xD ma di certo si violano i diritti di un lavoratore

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