HGST, passi avanti nella nanotecnologia per lo storage

HGST, passi avanti nella nanotecnologia per lo storage

L'impiego delle nanotecnologie permette di incrementare la densità di informazione dei supporti magnetici per i dischi a piatti rotanti. HGST illustra i risultati della propria ricerca che potrebbero portare a soluzioni di storage più capienti nel giro di non molti anni

di Andrea Bai pubblicata il , alle 09:01 nel canale Scienza e tecnologia
 

HGST (precedentemente Hitachi Glboal Storage Technologies ed ora di proprietà di Western Digital) ha annunciato l'ingresso della nanotecnologia nel mondo dello storage grazie a due tecniche che, combinate insieme, permettono di incrementare la densità di stoccaggio dell'informazione negli hard disk di prossima generazione.

Si tratta delle tecniche di self-assembling molecules e nanoimprinting che consentono di realizzare pattern ad alta densità di isole magnetiche, dell'ampiezza di appena 10 nanometri, ovvero dell'ampiezza di una cinquantina di atomi e pari ad 1/100000 dello spessore di un capello umano.

Currie Munce, vicepresidente HGST Research, ha commentato: "In qualità di creatori dell'hard disk, siamo orgogliosi di continuare la tradizione dell'innovazione con gli attuali passi avanti nelle nanotecnologie. Le tecniche emergenti di self-assembling molecule e di nanoimprinting impiegati nei laboratori HGST avranno un impatto enorme sulla produzione in nanoscala, consentendo ai media bit-patterned di diventare un mezzo conveniente per incrementare la densità di informazione negli hard disk magnetici prima della fine del decennio".

Tom Albrecht, HGST Fellow, intervenuto occasione dello SPIE Advanced Lithography 2013 di San Joseper illustrare le nuove scoperte di HGST nel campo della nanolitografia, spiega che le molecole autoassemblanti usano polimeri che, opportunamente trattati, sono in grado di ricreare pattern nanoscopici che vengono poi convertiti in un template da usare per il processo di nanoimprinting. Si tratta di un processo di stampa di precisione che trasferisce il pattern nanoscopico su un substrato.

HGST è stata la prima realtà a combinare le tecniche per realizzare caratteristiche rettangolari delle dimensioni di 10 nanometri disposte circolarmente, come richiesto dai dischi magentici a piatti rotanti. "Siamo riusciti a realizzare elementi di piccolissime dimensioni senza usare alcuna tecnica di fotolitografia convenzionale. Con un'adeguata preparazione delle superfici, questo lavoro può essere esteso anche a dimensioni più piccole" ha spiegato Albrecht.

Quanto realizzato da HGST è una risposta in chiave nanolitografica alle sempre maggiori sfide che si presentano nel campo della fotolitografia. Quest'ultima, a lungo preferita nel settore dei semiconduttori per la realizzazione di elementi di piccole dimensioni, ha rallentato il proprio passo con l'avvicinamento alle fonti di luce ultraviolette che sono complesse e costose da gestire.

2 Commenti
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Chelidon03 Marzo 2013, 17:32 #1
Spesso si segnalano errori, ma non capisco perché si debba arrivare a segnalare la pigrizia nell'uso di termini perfettamente esistenti e utilizzabili in italiano che non vengono tradotti:
Originariamente inviato da: "
sono in grado di ricreare schemi nanoscopici che vengono poi convertiti in un modello da usare per il processo di nanostampa

Era così difficile invece di usare pattern, template, (nano)imprinting; altrimenti tanto vale leggersi gli articoli originali direttamente...
II ARROWS04 Marzo 2013, 10:33 #2
Che ci vuoi fare... l'italiano non è mica cool...

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