Il formato KML è standard per Open Geospatial Consortium

Il formato KML è standard per Open Geospatial Consortium

L'Open Geospatial Consortium ha riconosciuto il formato KML, sviluppato e diffuso da Google, come standard

di Fabio Boneschi pubblicata il , alle 11:19 nel canale Software
Google
 

L'utilizzo di mappe disponibili online è divenuto estremamente comune: per cercare informazioni in merito ad una località, per determinare il percorso necessario a raggiungere una destinazione l'accesso a un servizio online è pressoché scontato. I vari gestori di tali servizi offrono poi opzioni aggiuntive come ad esempio la possibilità di inserire punti di interesse o sovrapporre strati tematici all'immagine cartografica.

Uno dei formati maggiormente diffusi, poi vedremo il perché, e utilizzati è il Keyhole Markup Language (KML): attraverso questo linguaggio basato su XML è possibile memorizzare punti, linee o poligoni relativi ad informazioni geografiche. I più appassionati ricorderanno che Google utilizza da tempo il KML sui propri servizi: gli strati di Google Earth, i punti di interesse e informazioni simili sono gestite proprio in tale formato.

Google ha sviluppato il Keyhole Markup Language (KML) contribuendo alla sua diffusione e, notizia di poche ore, l'Open Geospatial Consortium (OGC) ha deciso di riconoscere come standard tale formato. Di OGC fanno parte svariate Università, Agenzie Governative di vari Stati, la NASA e l' ESA, quindi, il riconoscimento di KML quale standard ha un'importanza strategica.

Lo stesso formato, complici proprio i servizi di Google, è utilizzato anche da servizi concorrenti come Live Maps di Microsoft o l'equivalente servizio di Yahoo. Anche a livello di periferiche il KML è oggi assai diffuso: la maggior parte dei dispositivi GPS in commercio offre oggi la possibilità di salvare le tracce o i waypoint in tale formato, affiancando tale opzione al diffusissimo GPX.

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