L'Italia verso il futuro: la sfida di Andrea Cardillo, responsabile Cloud&Enterprise Microsoft

L'Italia verso il futuro: la sfida di Andrea Cardillo, responsabile Cloud&Enterprise Microsoft

Il termine del supporto a Windows Server 2003 può rappresentare per le aziende l'occasione per innovare, parallelamente all'aggiornamento delle infrastrutture. Andrea Cardillo, nuovo responsabile Cloud&Enterprise Microsoft, ci offre una visione della situazione

di Andrea Bai pubblicata il , alle 14:31 nel canale Software
MicrosoftWindows
 

Dallo scorso settembre Andrea Cardillo è il nuovo direttore della divisione Cloud & Enterprise di Microsoft Italia. Approdato in Microsoft nel corso del 2011 con la responsabilità della divisione Microsoft Consulting Services, che ha l'obiettivo di lavorare con i grandi clienti e partner Microsoft per supportarli nell'allestimento di progetti strategici e complessi dove si rende necessario l'intervento diretto della stessa Microsoft, Cardillo proviene da Accenture dove per lungo tempo, circa 12 anni, ha lavorato alla realizzazione di soluzioni di sicurezza per il mondo della produzione, su contesti esteri come Francia, Regno Unito ed Emirati Arabi.

In qualità di responsabile della divisione Cloud & Enterprise, Andrea Cardillo si trova a supervisionare tutti i prodotti e servizi destinate ad aziende e pubbliche amministrazioni per ciò che concernte l'ambito datacenter, dataplaftrom, cloud e mobility. I prodotti di riferimento sono pertanto Windows Server, SQL Server e Microsoft Azure ed in generale tutto ciò che offre supporto al datacenter.

Il nuovo ruolo di Cardillo va quindi declinato nella strategia tracciata dal CEO Satya Nadella che viene più volte promossa con il motto "Cloud First, Mobile First" e che nel panorama globale si concretizza in un oneroso impegno di investimenti sui datacenter mondiali che operano Azure, Office 365 e Dynamics CRM Online: dei 9,5 miliardi di dollari che il colosso di Redmond ha speso per il 2014 in attività di ricerca e sviluppo una parte molto sostanziosa (il dettaglio sulla proporzione è un'informazione non divulgata da Microsoft) è stanziato proprio per questi scopi.

Importante in questa strategia è il concetto di Cloud OS, ruolo rivestito da Windows Server 2012 R2: l'azienda di Redmond lo propone come un sistema operativo che consente alle aziende di virtualizzare ambienti e poterne fruire sia on premise, sia presso un datacenter remoto, sia tramite il servizio cloud di Microsoft in maniera graduale e flessibile, in modo da approntare una transizione senza scossoni. La possibilità è quindi quella di prescindere dalla localizzazione geografica degli ambienti di lavoro e di installarli pertanto dove sia necessario a seconda delle esigenze di business.

Il ruolo di Cardillo è quello di rispondere alla sfida per portare l'Italia, con il suo tessuto di imprese e di pubblica amminsitrazione, al passo di quello che sarà il futuro. Questo si traduce sì in un processo di migrazione e transizione (specificatamente in direzione della virtualizzazione) ma soprattutto in un processo che porti le aziende a sviluppare quelle capacità tecniche necessarie per la migrazione verso il cloud e nello sgretolamento delle naturali e fisiologiche barriere alla migrazione. Si tratta, come abbiamo avuto modo di sottolineare in numerose occasioni, di un'operazione complicata poiché implica la capacità di superare una serie di ostacoli eterogenei (resistenze culturali, budget, infrastrutture pesantemente obsolete). In questa fase diventa quindi fondamentale riuscire a permettere non solo al personale, ma anche ai terzi a cui l'azienda si rivolge, di abituarsi ed essere pronti alla migrazione, assicurando al contempo la necessaria continuità di tutto ciò che è fondamentale al business. Il processo di migrazione non è solo infrastrutturale, ma si riflette anche in un processo di migrazione delle competenze del personale, portando la gestione del datacenter a basso livello verso una gestione di servizio.

A tal proposito esemplifica Cardillo: "Una decina d'anni fa la gestione del datacenter spaziava dal controllare il carburante dei gruppi elettrogeni alla riorganizzazione delle tabelle del database. Si tratta di operazioni che nel corso del tempo andranno a transitare su chi gestisce datacenter su larga scala, mentre le persone che oggi lo fanno all'interno delle aziende si sposteranno ad una gesione inizialmente ibrida, locale assieme a cloud, e un domani solo sul cloud. E' un processo che porta a profonde modificazioni per essere pronti al futuro".

Un processo di innovazione quindi, che potrebbe essere accelerato da un evento con il quale molte realtà aziendali si troveranno a confrontarsi nei prossimi mesi: il termine al supporto di Windows Server 2003, fissato per il 14 luglio 2015, un sistema operativo per il quale, a livello globale, si contano tra 23 e 24 milioni di istanze operative. Un sistema operativo concepito però più di 10 anni fa, quando ancora non esistevano i paradigmi di cloud, mobilità e big data con cui abbiamo a che fare oggi. La necessità di dover aggiornare giocoforza l'infrastruttura tecnologica potrebbe quindi rappresentare in molti casi l'occasione giusta per procedere verso una transizione innovativa, unendo e meglio ammortizzando gli inevitabili costi dell'operazione e soddisfacendo in maniera adeguata le rinnovate esigenze di business.

L'altro tassello importante nella strategia Cloud First, Mobile First è ovviamente la piattaforma Microsoft Azure, che a seguito dell'insediamento di Satya Nadella va incontro ad una importante svolta ed apertura verso le terze parti e soprattutto l'Open Source, strada precedentemente impensabile nell'epoca Ballmer. Microsoft Azure è infatti ora capace di supportare soluzioni Oracle e SAP, oltre a piattaforme Linux, application server e database di riferimento OpenSource, CMS, linguaggi Java, PHP, Node.js, Ruby e Python, cui infine si aggiunge l'accordo stretto con IBM per supportare su Azure lo stack middleware Websphere, DB2 ed MQ e il runtime .NET su Bluemix.

E' inoltre importante osservare come una delle più grosse barriere che si frapponeva qualche anno fa sulla strada del cloud, quella della reticenza culturale, si stia già sgretolando. Ciò è dovuto al fenomeno di consumerizzazione del cloud, che giocoforza è ormai entrato preopotentemente nelle vite private di ciascuno di noi. Nella sfera personale l'individuo ha già preso contatto con il cloud, comprendendone benefici e rischi. La consumerizzazione del cloud ci ha permesso di comprendere meglio determinate dinamiche e il modo in cui ci relazioniamo con il cloud andrà ad influire con le decisioni e le definizioni di politiche che avvengono in azienda.

Cardillo osserva infine come la presenza di un datacenter proprietario sul territorio nazionale (attualmente non presente in Italia: Microsoft ha datacenter ad Amsterdam e a Dublino) che in alcuni frangenti è indispensabile per questioni normative, permetterebbe di completare meglio la proposta Microsoft in Italia. Le certificazioni di sicurezza che l'azienda dispone, assieme ad un'infrastruttura nazionale, consentirebbe di facilitare una serie di operazioni di migrazione specie in ambito Pubblica Amministrazione. Chiaramente l'installazione di un datacenter in ogni paese risulta antieconomica e soprattutto paradossale in riferimento al concetto cardine del cloud, ovvero la delocalizzazione del dato. Si sopperisce a questo ostacolo grazie al programma Cloud OS Network (COSN) che prevede una cintura di provider partner di riferimento in ogni realtà nazionale, con tecnologia Microsoft, che possa offrire ai clienti un'infrastruttura locale per mantenere le informazioni entro i confini nazionali con tutte le policy di sicurezza condivise e coerenti assicurate dalle certificazioni Azure.

3 Commenti
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qboy12 Novembre 2014, 16:37 #1
Originariamente inviato da: Redazione di Hardware Upgrade
L'Italia verso il futuro


sembra uno dei tenti slogan in fase elettorale dei nostri politici
aleforumista13 Novembre 2014, 00:24 #2
chissà se questo newnerd di microsoft crede veramente in quello che dice....quando è microsoft stessa a rendere difficile la vita con un licensing infernale?????
rockroll13 Novembre 2014, 02:31 #3
Originariamente inviato da: aleforumista
chissà se questo newnerd di microsoft crede veramente in quello che dice....quando è microsoft stessa a rendere difficile la vita con un licensing infernale?????


Per me sto Cardillo vola vola vola ... colla fantasia...

Per me Cloud e Mobile sono filosofie di utilizzo che possono avere senso in certe condizioni ed in certi contesti, non certo nella totalità delle condizioni e dei contesti, e comunque non nella maggior parte dei casi.
Che un domani tutto debba essere ridotto a Cloud anche quando non ce n'è ragione ed a mobilre anche se si è ben fermi, appare come un pesante condizionamento o addirittura un incubo con cui dovremo fare i conti grazie alle fissazioni del dio Nadella e seguaci tipo il Cardillo.

Cloud first, Mobile first? Bah..., andate avanti voi, che a me scappa da ridere...

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