Web Radio in pericolo di vita

Web Radio in pericolo di vita

Aumento spaventoso per le royalty che le stazioni radio su Internet devono versare per la distribuzione in streaming di contenuti. Molte realtà saranno costrette a chiudere, ma non prima di un'aspra battaglia

di Andrea Bai pubblicata il , alle 15:29 nel canale Software
 

All'inizio del mese di Marzo la Copyright Royalty Board ha stabilito (di seguito CRB) l'incremento delle royalty che le stazioni radio via internet, le cosidette web radio, devono versare per l'autorizzazione a distribuire contenuti musicali via streaming. L'incremento è conseguente alla variazione del sistema di calcolo dei dazi: prima di allora, infatti, le web radio erano costrette a versare un fisso annuale più una percentuale dei profitti.

La nuova direttiva della CRB stabilisce invece un nuovo meccanismo di prezzi "per performance": con questa dicitura si intende la trasmissione di un brano ad un solo ascoltatore. Ciò sta a significare che una web radio con una media di circa 300 utenti sarà obbligata a pagare, per ogni brano trasmesso, trecento volte l'ammontare del dazio. La CRB stabilì inoltre che la misura avrebbe avuto effetto retroattivo, comprendendo quindi anche tutto l'arco temporale dell'anno 2006 e definendo i prezzi unitari fino all'anno 2010, riportati nella tabella seguente:

2006
$0.0008 per performance
2007
$0.0011 per performance
2008
$0.0014 per performance
2009
$0.0018 per performance
2010
$0.0019 per performance

La decisione non è stata accolta (ovviamente, ci permettiamo di aggiungere) di buon grado dalla National Public Radio, associazione non-profit che comprende le stazioni radio pubbliche statunitensi, che nelle settimane seguenti ha presentato ricorso presso la CRB, sottolineando come il nuovo sistema di tariffazione avrebbe danneggiato gravemente moltissime web radio e stroncato sul nascere qualunque nuova realtà di questo tipo e richiedendo di ritornare al metodo precedente.

Proprio in questi giorni la CRB ha negato il ricorso presentato dalla NPR, modificando però il sistema di calcolo delle royalty. Anziché la computazione "per performance", le web radio dovranno versare, questa volta a partire dal 2008, i propri contrbuti calcolando le cosiddette "ore medie di ascolto", ma anche in questo caso stimate sulla base degli utenti collegati: 10 utenti simultaneamente collegati per un ora equivalgono a 10 ore medie di ascolto.

Da una stima iniziale è emerso che AOL, attualmente la più grande realtà impegnata nello streaming di contenuti, dovrà pagare, con il nuovo metodo, circa 946 mila dollari, contro i 23,6 milioni di dollari che avrebbe dovuto versare nel caso in cui fosse stato mantenuto il sistema "per performance". Ma qui si parla, appunto, di colossi. E le piccole realtà? In valore assoluto le cifre saranno sicuramente più ridotte, ma comunque tali da mettere in ginocchio qualunque web radio poco più che "casalinga".

La decisione dell CRB diventerà effettiva a partire dal prossimo 15 Maggio, a meno che la Corte di Appello del Distretto di Columbia non accolga l'appello che la NPR è intenzionata a portare avanti.

Intanto sulla rete è nato "Save Internet Radio", iniziativa che mira a coinvolgere quante più realtà possibili per portare avanti una petizione contro le decisioni della CRB.

40 Commenti
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Xile18 Aprile 2007, 15:34 #1
Vorrei tanto capire il vero motivo.
Paganetor18 Aprile 2007, 15:35 #2
ma che schifo... ok che tutti ci devono guadagnare, ma quando le web radio chiuderanno dove andranno a prendere i soldi?

che tristezza, ormai si fa di tutto per succhiare soldi alla gente e alle imprese...
Dexther18 Aprile 2007, 15:41 #3
ezio18 Aprile 2007, 15:46 #4
Finiranno con il distruggere anche questa realtà
outlaw1618 Aprile 2007, 15:47 #5
Che tristezza, invece di andar avanti si torna indietro..mah chissà dove arriveremmo fra qualche anno!!
jappilas18 Aprile 2007, 15:53 #6
Originariamente inviato da: Paganetor
che tristezza, ormai si fa di tutto per succhiare soldi alla gente e alle imprese...
Originariamente inviato da: ezio
Finiranno con il distruggere anche questa realtà
Originariamente inviato da: outlaw16
Che tristezza, invece di andar avanti si torna indietro..mah chissà dove arriveremmo fra qualche anno!!
La situazione sarà triste, ma la vera causa , e l' aspetto a cui rivolgere eventuali critiche, non è il principio in sè di pagare una tariffa per la singola esecuzione del singolo brano - nemmeno l' aumento della tariffa stessa, da 8 a 19 millesimi di dollaro in 4 anni
piuttosto, il criterio in base al quale tale tariffa vada moltiplicata per il numero di utenti connessi, come se ognuno contasse per una esecuzione a sè stante - siccome una webradio mi risulta essere uno stream multicast e non un "listen on demand", mi sembrerebbe più razionale applicare gli stessi criteri in uso per le emittenti radiofoniche normali
questo a meno di aspetti che per ora mi sfuggono - cioè che una web radio non debba sottostare a dei costi inerenti al carico sull' infrastruttura di rete,in funzione del traffico generato e quindi del numero di utenti connessi...
Portocala18 Aprile 2007, 15:58 #7
non cè qualche brevetto per metterlo nel **** alla CRB?

purtroppo è l'analisi degli accessi che non quadra e la valutazione.

edit: i miei calcoli prendevano in considerazione la radio in se, pensando avessero lo stesso numero di ascoltatori.
morpheus7518 Aprile 2007, 16:00 #8
penoso a dir poco...ma tanto cosa vi aspettavate da un paese nel quale bisogna pagare alla siae i diritti sui supporti vergini!!!

uno schifo, semplicemente uno schifo.
Portocala18 Aprile 2007, 16:02 #9
Originariamente inviato da: morpheus75
penoso a dir poco...ma tanto cosa vi aspettavate da un paese nel quale bisogna pagare alla siae i diritti sui supporti vergini!!!

uno schifo, semplicemente uno schifo.


ma non è la SIAE che l'ha proposto, ma la CBR che è un ente americano.
la SIAE credo debba adeguarsi alle sue direttive
sleeping18 Aprile 2007, 16:08 #10
C'è sempre la musica Creative Commons, comunque...

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