E' guerra apertissima: due atti d'accusa dagli USA contro Huawei

E' guerra apertissima: due atti d'accusa dagli USA contro Huawei

Doppio colpo da parte delle autorità USA nei confronti del colosso cinese: un'accusa per false dichiarazioni e una per furto di segreti industriali. Ormai è guerra aperta

di pubblicata il , alle 15:41 nel canale Mercato
Huawei
 

Nel corso della giornata di ieri le autorità statunitensi hanno emesso ben due atti d'accusa contro Huawei, uno nei confronti di Meng Wanzhou - CFO e figlia del fondatore di Huawei - come responsabile della vendita di tecnologia statunitense all'Iran in violazione delle sanzioni USA, e il secondo riguardante il furto di tecnologie di T-Mobile per il testing di smartphone. In questo secondo caso l'accusa di furto è nel senso più letterale del termine: secondo l'atto d'accusa un impiegato Huawei è entrato in un laboratorio T-Mobile, ha sottratto un braccio robotico per restituirlo il mattino seguente.

Secondo il direttore dell'FBI, Christopher A. Wray, "Huawei e i suoi dirigenti non hanno voluto rispettare le leggi degli Stati Uniti e gli standard internazionali nelle pratiche di business", ed è per questo motivo che il governo degli Stati Uniti ha deciso di attuare la misura straordinaria di depositare non uno, ma due atti d'accusa contro una società Cinese.

La vicenda che riguarda il furto di segreti industriali sembra essere degna dei migliori thriller: tutto nasce da "Tappy", un macchinario di T-Mobile provvisto di una sorta di "dito robotico" con lo scopo di simulare ore di utilizzo di uno smartphone. Il robot è stato progettato per individuare eventuali punti deboli dei nuovi smartphone prima che T-Mobile li rivendesse ai clienti, così da elevare il livello di soddisfazione del pubblico e ridurre le occasioni di restituzione. Ad alcuni produttori di smartphone, tra i quali Huawei, è stato concesso un accesso ad un laboratorio di Seattle in cui si trovava il robot, così che potesse essere usato direttamente per il test dei propri smartphone. Secondo quanto si apprende dagli atti d'accusa, Huawei è parsa immediatamente molto interessata al braccio robotico al punto da volerne uno, sia per poter condurre i test liberamente e autonomamente, sia per testare i propri telefoni da rivendere ad altri carrier.

L'accesso al laboratorio è stato permesso solo ad alcuni impiegati di Huawei e dietro rigidi accordi di riservatezza. Dopo varie vicende in cui Huawei ha mostrato una certa invadenza nei confronti di T-Mobile spingendosi fino ad azioni di vero e proprio spionaggio industriale, l'operatore ha deciso di vietare l'accesso alla maggior parte del personale Huawei, concedendolo solamente ad una persona e per quei telefoni per i quali era gia stata presa la decisione di rivendita tramite T-Mobile. Proprio quella persona, si legge negli atti d'accusa, avrebbe qualche settimana dopo sottratto il braccio dai laboratori di T-Mobile per fotografarlo e annotare dettagli tecnici nottetempo e restituirlo la mattina seguente affermando di averlo portato a casa "per sbaglio". T-Mobile ha da questo episodio vietato l'accesso al personale Huawei.

Dagli atti d'accusa emerge poi la possibile esistenza di un programma interno a Huawei con lo scopo di incoraggiare lo spionaggio industriale da parte dei dipendenti, con un vero e proprio tabellare di ricompense. La sussidiaria statunitense nega ovviamente l'esistenza di un simile programma negli USA, ammettendo però che in alcuni mercati e alcune regioni un approccio simile potrebbe essere "normale e nel normale modo di condurre gli affari in quella regione". Tuttavia secondo le autorità vi sarebbero una serie di scambi email interni all'azienda che smentirebbero quanto affermato da Huawei, specie nella vicenda riguardante T-Mobile.

L'altro atto depositato accusa invece, come già accennato, la CFO Meng Wanzhou di false dichiarazioni rilasciate ad alcune istituzioni finanziarie occidentali in merito ai rapporti con l'Iran. La vicenda ha origine nel 2012 quando l'agenzia stampa Reuters pubblicò una notizia secondo la quale Huawei era impegnata in una vendita di tecnologia americana all'Iran tramite una società fantoccio. La diffusione di questa notizia ha messo in subbuglio i partner bancari di Huawei e le leggi statunitensi vietano infatti alle società americane di vendere tecnologie all'Iran e vietano inoltre che realtà di Paesi terzi possano rivendere all'Iran tecnologie realizzate in USA. Chi fosse colto in violazione di queste norme potrebbe rischiare di perdere completamente l'accesso a tecnologie USA.

Nel corso del 2013 Meng ha incontrato i partner bancari e finanziari per tranquillizzarli, sostenendo il pieno rispetto delle leggi e negando che la società fantoccio - nella quale occupava una poltrona del consiglio di amministrazione - fosse stata creata per svicolare dalle sanzioni USA. Anche all'inizio del 2014 Meng avrebbe reiterato questa posizione. Secondo le autorità si tratterebbe di false dichiarazioni allo scopo di convincere gli interlocutori a proseguire il proprio rapporto d'affari con Huawei. Queste accuse rappresentano il fulcro su cui gli USA stanno facendo leva per ottenere l'estradizione di Meng, attualmente ai domiciliari in Canada dopo essere stata arrestata all'inizio di dicembre all'aeroporto di Vancouver. Il governo Canadese ha già dovuto affrontare le pressioni della Cina per la sua liberazione.

Sulla vicenda Huawei ha rilasciato una nota ufficiale che riportiamo integralmente:

“Huawei è delusa nell'apprendere le accuse mosse contro l'azienda oggi. Dopo l'arresto della signora Meng, l’azienda ha cercato l'opportunità di discutere con il Dipartimento di Giustizia l'indagine promossa dal distretto orientale di New York, ma la richiesta è stata respinta senza spiegazione.

Le asserzioni contenute nell’indagine su segreti commerciali promossa dal distretto occidentale di Washington sono già state oggetto di una causa civile, risolta dalle parti dopo che una giuria di Seattle non ha riscontrato alcun danno né condotta volontaria e maliziosa riguardo all’accusa di appropriazione di segreti commerciali .

La Società nega che essa stessa o la sua controllata o affiliata abbiano commesso alcuna delle supposte violazioni della legge statunitense riportate in ciascuna delle accuse, non è a conoscenza di alcuna violazione da parte della signora Meng, e ritiene che i tribunali statunitensi alla fine giungeranno alla stessa conclusione .”

Resta aggiornato sulle ultime offerte

Ricevi comodamente via email le segnalazioni della redazione di Hardware Upgrade sui prodotti tecnologici in offerta più interessanti per te

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione.
Leggi la Privacy Policy per maggiori informazioni sulla gestione dei dati personali

17 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - info
giovanni6929 Gennaio 2019, 16:01 #1
ammettendo però che in alcuni mercati e alcune regioni un approccio simile potrebbe essere "normale e nel normale modo di condurre gli affari in quella regione"

Quindi Huwaei ammette lo spionaggio come modus operandi?

Ed in Italia intanto Tim sperimenta il vectoring su ONU Huawei a Torino.
Cfranco29 Gennaio 2019, 16:01 #2
Preparate già il titolo per domani "americani arrestati in Cina per spionaggio"
kiwivda29 Gennaio 2019, 17:16 #3
Ecco il pretesto per la guerra fredda di Trump!
Fantastico involuzione di 40 anni !
Meritiamo l'estinzione.
+Benito+29 Gennaio 2019, 17:23 #4
che roba medievale...spero che questi americani ci facciano perchè se ci sono siamo nella merda.
elgabro.30 Gennaio 2019, 05:25 #5
Originariamente inviato da: kiwivda
Ecco il pretesto per la guerra fredda di Trump!
Fantastico involuzione di 40 anni !
Meritiamo l'estinzione.


No, sono i cinesi che dovono smetterla di rubare, sono dei ladri.
Bernhard Riemann30 Gennaio 2019, 08:51 #6
Originariamente inviato da: kiwivda
Ecco il pretesto per la guerra fredda di Trump!
Fantastico involuzione di 40 anni !
Meritiamo l'estinzione.


Si può, per tanti motivi, essere contro gli USA e le loro politiche.

Ma stare dalla parte del regime cinese è davvero un controsenso.
Cfranco30 Gennaio 2019, 09:00 #7
Originariamente inviato da: elgabro.
No, sono i cinesi che dovono smetterla di rubare, sono dei ladri.


E' una bella lotta tra chi è più ladro, arrogante e dittatoriale tra USA, Cina e Russia.
Diciamo che al momento gli USA lo sono un pelino meno degli altri due visto che almeno evita di ammazzare gli oppositori.
+Benito+30 Gennaio 2019, 09:17 #8
Originariamente inviato da: elgabro.
No, sono i cinesi che dovono smetterla di rubare, sono dei ladri.


I cinesi sono il popolo il cui sfruttamento ha consentito lo sviluppo del mondo occidentale negli ultimi 30 anni. Situazione che peraltro è ancora attuale, come i polacchi e i turchi per le case automobilistiche. Ogni volta che un'economia di livello superiore produce valore in una di livello inferiore commette un "furto" di valore. L'etica del furto fisico e del furto figurato è molto molto simile.
giovanni6930 Gennaio 2019, 10:17 #9
Se la metti sul piano etico, allora in confucianesimo mette la copia, la riproduzione come uno dei suoi princìpi chiave... al pari degli emanuensi. Peccato che secoli dopo ci siano leggi sulla proprietà intellettuale, ecc che si scontra con quei princìpi...
+Benito+30 Gennaio 2019, 18:23 #10
Le leggi valgono dove valgono. Non valgono nell'universo. Se in Cina non c'è una protezione del diritto intellettuale estero, va bene così. Ed evidentemente va bene a tutti, visto che nessuno si sogna di portare i progetti al di fuori dalla cina per farli diventare dei prodotti.

Devi effettuare il login per poter commentare
Se non sei ancora registrato, puoi farlo attraverso questo form.
Se sei già registrato e loggato nel sito, puoi inserire il tuo commento.
Si tenga presente quanto letto nel regolamento, nel rispetto del "quieto vivere".

La discussione è consultabile anche qui, sul forum.
 
^