Microsoft Forum 2017, l'Italia e il treno dell'innovazione digitale

Microsoft Forum 2017, l'Italia e il treno dell'innovazione digitale

La prossima tappa è il futuro, il mezzo è l'innovazione digitale e il passeggero è il Paese-Italia. Ce la faremo? Al centro di tutto la democratizzazione dell'AI, il sogno e l'obiettivo di Microsoft

di Andrea Bai pubblicata il , alle 17:02 nel canale Mercato
Microsoft
 

Innovazione e futuro digitale sono i temi cardine attorno ai quali si snoda l'edizione 2017 del Microsoft Forum, organizzato presso il centro congressi MiCo di Milano. Una giornata densa di eventi ed occasioni, con 1800 partecipanti e oltre 5000 persone collegate in streaming per assistere alla conferenza plenaria d'avvio della giornata. Oltre 60, invece, le sessioni specifiche a coprire argomenti vicini al mondo retail, a quello della produzione e a quello della sicurezza, più una serie di appuntamenti per mostrare le potenzialità di HoloLens, il visore mixed-reality di Microsoft.

Moderatrice è la giornalista RAI Barbara Carfagna, che introduce la conferenza d'apertura soffermandosi sul concetto di infosfera, utile per comprendere meglio verso quale futuro ci stia portando questo presente. Non è più opportuno, infatti, parlare di “reale” e “virtuale”, poiché viviamo in un mondo strettamente interconnesso dove lo scambio dell’informazione è la linfa vitale. Chi è fuori dall’infosfera oggi è in qualche modo “fuori dal mondo”. Questo permette d introdurre un secondo concetto, ovvero quello di “inforg”: tutti gli abitanti dell’infosfera - noi, gli oggetti connessi, gli smartphone e via discorrendo - sono inforg. La nostra identità è disegnata dalle relazioni che si determinano sulla rete, anche nel momento in cui non siamo davanti ad uno schermo. La centralità dell’essere umano viene meno, nel mondo delle connessioni contano le relazioni: nel 2020 ci saranno 50 miliardi di oggetti connessi, ovvero più di sette volte tanto la popolazione mondiale.

Non esiste più un mondo reale e un mondo virtuale: oggi viviamo nell'Infosfera - Barbara Carfagna

Quello della negata centralità dell’uomo è un tema ricorrente nelle tappe evolutive della società umana. Barbara Carfagna ripercorre un sentiero di "ferite narcisistiche" che l'uomo si è trovato a subire nel corso della sua storia, dalla crisi del sistema tolemaico, all’affermazione del darwinismo, passando per le teorie freudiane fino a giungere al lavoro di Alan Turing con l'era del calcolatore: tutti passaggi in cui l’uomo ha visto venire meno una serie di certezze legate al suo essere al centro di qualcosa o superiore a qualcosa d’altro. La quarta rivoluzione industriale si inserisce proprio in quest’ultima tappa che rimette nuovamente in discussione l’importanza dell’essere umano. Quello su cui porre l’attenzione ora non è più la centralità dell’uomo ma le sue relazioni. Siamo inforg, agiamo in relazione con tutto, siamo interconnessi e ciò che facciamo ha ripercussioni, positive o negative, in un modo che mai prima d’ora si è verificato. E’ opportuno, pertanto, iniziare a costruire le connessioni del mondo che siano “a misura d’uomo” e considerare gli oggetti connessi come un’opportunità da sfruttare e non come entità che possano prendere il sopravvento. Le politiche dell’infosfera dovranno essere realizzate in maniera collaborativa tra governi, aziende e piattaforme.

Democratizzare l'AI significa soprattutto porre attenzione all'etica: aiutare le persone rispettandole. - Carlo Purassanta

All'amministratore delegato di Microsoft Italia, Carlo Purassanta, il compito di parlare di Intelligenza Artificiale: viviamo una fase epocale della rivoluzione e dell’evoluzione tecnologica. E’ il momento in cui è possibile concretizzare un sogno nato sessanta anni fa. La convergenza dei dati (una quantità impressionante, che ogni anno raddoppia), della capacità computazionale grazie al cloud e della scienza degli algorimi permette di far accadere davvero questo sogno. Si tratta di un passaggio scientifico unico, che permette ad un computer di trarre conclusioni dalla cognizione dei dati, dell’ecosistema e dell’ambiente che lo circonda. Molte delle capacità cognitive e percettive proprie dell’essere umano possono essere replicate da un computer.

“Il nostro sogno è quello di portare l’intelligenza artificiale a beneficio di tutti. E’ la democratizzazione dell’AI. Non si tratta, però, solamente delle capacità tenologiche che stiamo costruendo ma si tratta anche dell’etica con cui questi servizi devono essere erogati. La potenza dei servizi cloud deve essere messa a disposizione dell’umanità, aiutare le persone a fare di più e meglio, rispettandole” ha sottolineato Purassanta.

Ma il “passeggero Italia” è pronto a salire sul treno dell’innovazione tecnologica e digitale per accelerare la sua crescita? La risposta a questa domanda prova ad essere tratteggiata da Paola Cavallero, Direttore Marketing & Operations Microsoft Italia, che presenta una ricerca condotta da Ipsos Mori su un campione piuttosto significativo ed esteso a tutta l’area europea: quasi 13000 intervistati che lavorano nel mondo PMI fino a 1000 dipendenti, nel periodo tra dicembre 2016 e gennaio 2017. Nel campione, i rispondenti italiani sono statisticamente rilevanti, in numero di circa 500.

Dalla ricerca emerge immediatamente un dato interessante: sia chi ha deciso di costituire una PMI (l’imprenditore) sia chi ha deciso di prestare il proprio impiego all’interno di una di queste realtà (il dipendente) convergono su uno stesso punto. E cioè che la decisione è stata motivata dal desiderio di trovare un miglior bilanciamento tra la componente lavorativa e la componente privata della propria vita. La tecnologia, in questo, viene considerata come un mezzo che può facilitare il raggiungimento di questo bilanciamento e come un elemento in grado di offrire flessibilità, cioè la possibilità di crescere e di meglio seguire le proprie passioni all’interno dell’ambito lavorativo.

L'attenzione al digitale in Italia è fortissima, la Trasformazione Digitale è un tema di leadership. - Paola Cavallero

L’indagine fa poi emergere come in Italia non manchi la voglia di guardare al futuro con positività, sebbene meno di quanto sia stato riscontrato nel resto d’Europa: dietro di noi ci sono solamente Russia e Grecia. L’Italia, però, ha in questa ricerca il poco onorevole primato di essere in cima alla lista per la mancanza di business plan aziendale che definisca gli strumenti necessari per cogliere l’opportunità innovativa. Solamente il 28% dei rispondenti ha dichiarato che la propria azienda ha un business plan superiore ai sei mesi, mentre una fetta consistente vive “alla giornata”. E’ la fotografia di un problema di mancanza della cultura della pianificazione, che tuttavia oggi è un elemento essenziale per poter colmare quella “distanza tra banchina e treno” dell’innovazione e della crescita digitale.

Quel che è positivo, tuttavia, è la consapevolezza delle aree in cui il digitale può aiutare a cambiare e a spingere in avanti le capacità e le potenzialità. E in questo le PMI italiane mostrano segni di maturità: se anche solo pochi anni fa essere “digital” si declinava superficialmente nell’avere un sito web o un e-commerce, oggi si comprende (per il 53% dei rispondenti) che si tratta di tutte quelle capacità e risorse che permettono di digitalizzare i processi del cliente, analizzare il business e il mercato e consentire ai dipendenti di lavorare meglio, dove vogliono e quando vogliono.

"Da quando abbiamo inaugurato Casa Microsoft abbiamo avuto la dimostrazione che in Italia c'è una fortissima attenzione sul digitale, portando nel Paese una conversazione a tutti i livelli su come affrontare la trasformazione. Microsoft si impegna per infondere la tecnologia nelle attività quotidiane e consentire alle PMI di beneficiare dell’automazione focalizzandosi su ciò che può generare un effettivo vantaggio competitivo: qualità del prodotto/servizio e relazione con i clienti. Grazie a quello che definiamo Cloud Intelligente è possibile gestire al meglio la complessità e dedicarsi alla passione che caratterizza il Made-in-Italy”, ha commentato Paola Cavallero.

Innovare significa sperimentare e sperimentare vuol dire sbagliare. Non abbiate paura. - Alec Ross

Infine un invito e un auspicio giunge da Alec Ross, ex-Senior Advisor on Innovation per il Dipartimento di Stato americano e autore di "Il nostro futuro: Come affrontare il mondo dei prossimi vent'anni", edito in Italia da Feltrinelli: "La Penisola è stata un centro di innovazione per centinaia di anni e sono certo che continuerà a distinguersi per la sua capacità creativa. L’ingegno innovativo ha caratterizzato il passato del Paese grazie al lavoro di scienziati e artisti, ma ne potrà guidare anche il futuro attraverso una nuova classe di professionisti capaci di cavalcare il cambiamento senza lasciarsi intimorire dagli sviluppi tecnologici, anzi volgendoli a proprio vantaggio per inaugurare nuovi modelli di produttività e business". Ross elargisce anche un piccolo consiglio per il nostro Paese, per non perdere il treno del futuro digitale: "Valorizzare le donne (approposito: auguri a tutte voi!) per competere meglio, dare spazio ai giovani per il loro spirito rivoluzionario e non aver paura di fallire: innovare vuol dire sperimentare e sperimentare vuol dire fare errori". Uno sprone per evitare di crogiolarsi in quel "crepuscolo grigio" di non-vittoria e non-sconfitta citato dal presidente USA Theodore Roosvelt. Buon futuro.

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1 Commenti
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LordPBA09 Marzo 2017, 10:06 #1
A- le connessioni in Italia sono lente e costose (in altri paesi UE si puo' scaricare dalla dichiarazione dei redditi)

B- italiani che sanno l'inglese sono pochi e ancor meno quelli che capiscono come si usa correttamente un computer

=

senza risolvere A e B non si va da nessuna parte

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