Ericsson: un assaggio delle tecnologie che già usano il 5G

Ericsson: un assaggio delle tecnologie che già usano il 5G

Su una rete 5G creata ad hoc in situ nella banda dei 28GHz, Ericsson ha mostrato alcune delle potenzialità del 5G che troviamo già dietro l'angolo. Molte di esse si concentrano soprattutto sulla bassissima latenza del 5G, fattore abilitante per una serie di applicazioni di controllo remoto avanzato

di pubblicata il , alle 16:41 nel canale Scienza e tecnologia
Ericsson5G
 

A volte ci sono coincidenze temporali particolari. Per Ericsson questo 2018 è un anno particolarmente significativo: nell'anno in cui il 5G diventa realtà, l'azienda svedese festeggia i suoi 100 anni di presenza in Italia. Era infatti il 1918 quando Ericsson iniziò la sue presenza in Italia tramite FATME (Fabbrica Apparecchiature Telefoniche e Materiale Elettrico), azienda di cui via via ha acquisito sempre più quote, fino ad arrivare al completo assorbimento degli anni '90.

In questo 2018 Ericsson festeggia anche i 40 anni di presenza in Italia della sua ricerca e sviluppo, come abbiamo raccontato anche nel post sui principali passi storici dello sviluppo tecnologico delle telecomunicazioni in Italia sulla nostra pagina Facebook. Passaggi che oggi ci sembrano lontanissimi, come quando tra gli Anni ‘50 e ’60 ci fu prima lo studio e poi la realizzazione del piano per la teleselezione nazionale. Prima di allora telefonare oltre la propria città richiedeva il passaggio per un centralinista, come si vede nei vecchi film.

L'Ericsson Day Italia è stato il momento propizio per l'azienda per giustapporre ai principali passi fatti nel passato un assaggio di quelli che saranno quelli futuri. Si è quindi parlato molto di 5G, precedendo di poco l'accensione della prima antenna per le telecomunicazioni di quinta generazione a Torino in collaborazione con TIM.

In particolare è stata molto interessante l'area demo, dove su una rete 5G creata ad hoc in situ nella banda dei 28GHz, sono state mostrate alcune delle potenzialità del 5G che troviamo già dietro l'angolo. Molte di esse si concentrano soprattutto sulla bassissima latenza del 5G, fattore abilitante per una serie di applicazioni di controllo remoto avanzato. In azione abbiamo visto un macchinario per operazioni chirurgiche a distanza: la demo si focalizzava, oltre che sulla possibilità di mettere all'opera uno specialista in operazioni difficili senza dover richiedere la sua presenza fisica in sala operatoria, anche sulla sicurezza, un tema che diverrà sempre più importante con il diffondersi di questo tipo di tecnologie.

Se è possibile operare a distanza, è possibile anche far muovere un robot al nostro posto. Questo il tema del progetto in collaborazione con l'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT): il piccolo robot umanoide iCub™ (I come in "I Robot" e Cub come cucciolo) veniva mosso infatti in modalità wireless da un operatore dotato di visore e comandi con feedback aptico, con una precisione tale da permettergli di far prendere al robot una pallina dalla mano di un collega, per poi restituirla senza farla cadere.

Sempre sui robot ma in questo caso in ambito industriale è attiva una collaborazione ormai pluriennale con Comau, di cui vi abbiamo già riportato dal Mobile World Congress di Barcellona. La sperimentazione della fabbrica 4.0 senza fili tra Comau, Ericsson e TIM è già molto avanzata. In questo caso l'utilizzo del 5G permette di risolvere molti dei problemi che invece si incontrano con altre tecnologie wireless e di eliminare le connessioni via cavo, ampliando la flessibilità della fabbrica. La latenza molto bassa permette anche di fare a meno del controller su ogni robot, spostando l'intelligenza dell'automazione nel cloud: in questo caso alla maggiore flessibilità del sistema fabbrica (il controller è in pratica un grosso PC in un cassetto sotto il robot) si riescono a ottimizzare risorse come il raffreddamento, utilizzando dei rack in apposite server farm in situ.

L'ultima demo è quella che più mi ha colpito, soprattutto per i possibili risvolti nella vita reale delle persone: la band diffusa. Alla location dell'evento una band musicale era stata divisa in due: batteria e tastiere al piano di sotto e chitarra e basso di sopra. Sfruttando la bassa latenza del 5G le due porzioni di banda riuscivano non solo a suonare insieme, ma anche ad essere virtualmente insieme sullo schermo di un PC, un iPad e in tre dimensioni all'interno di un visore Hololens. Con la bassa latenza del 5G si apre quindi il mondo della collaborazione a distanza anche su compiti che richiedono il massimo del coordinamento, come suonare un pezzo musicale insieme. Band che possono fare le prove a distanza, lezioni di musica senza doversi recare in studio sono due applicazioni dietro l'angolo, ma chissà che qualche musicista famoso non decida di 'farsi noleggiare' a distanza per suonare assieme agli utenti.

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1 Commenti
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Qarboz05 Novembre 2018, 22:14 #1
La latenza molto bassa permette anche di fare a meno del controller su ogni robot, spostando l'intelligenza dell'automazione nel cloud: in questo caso alla maggiore flessibilità del sistema fabbrica (il controller è in pratica un grosso PC in un cassetto sotto il robot) si riescono a ottimizzare risorse come il raffreddamento, utilizzando dei rack in apposite server farm in situ.

A parte il fatto che una latenza molto bassa è sempre molto di più che avere latenza zero, credo che il raffreddamento del controller sia l'ultimo dei problemi in un robot industriale. Ma spostare il controller nel Cloud, in compenso, oltre a far lievitare i costi fa aumentare anche i problemi... (IMHO)

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