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Samsung condannata per violazione di brevetti sulla tecnologia FinFET

Samsung condannata per violazione di brevetti sulla tecnologia FinFET

Samsung è stata condannata da un tribunale del Texas a risarcire con 400 milioni di dollari un'università sudcoreana. Alla base della sentenza la supposta violazione di brevetti sulla tecnologia FinFET

di pubblicata il , alle 08:21 nel canale Scienza e tecnologia
SamsungGlobalfoundriesQualcomm
 

Samsung sembra non trovare pace nei tribunali. Il Korean Advanced Institute of Science and Technology (KAIST) ha infatti citato in giudizio l'azienda conterranea per l'utilizzo senza licenza di proprietà intellettuale relativa alla tecnologia FinFET. Samsung dovrà ora pagare 400 milioni di dollari all'università. Anche Qualcomm e GlobalFoundries sono state ritenute colpevoli, ma non sono state condannate a risarcire il KAIST.

Il KAIST afferma che Samsung abbia "illegalmente e volontariamente" fatto uso di proprietà intellettuali relative alla tecnologia FinFET ed è riuscita a convincere di ciò la corte, che ha emesso una sentenza favorevole. Secondo il KAIST, Samsung non avrebbe avuto alcun interesse nello sviluppo della tecnologia FinFET (definita "una moda passeggera") fino a che Intel non è esordita con i primi prodotti con tale tecnologia, di fatto scatenando una reazione di rincorsa.

L'elemento curioso della vicenda sta nel fatto che il KAIST, nonostante sia coreano come Samsung, si sia rivolto a un tribunale americano per poter ottenere questo giudizio favorevole; lo Stato scelto per la controversia non è d'altronde casuale: il KAIST ha infatti scelto il Texas, noto per la tendenza statisticamente rilevante dei suoi tribunali a dare ragione ai proprietari dei brevetti.

La sentenza condanna Samsung al pagamento di 400 milioni di dollari, ma tale cifra potrebbe aumentare ulteriormente fino a 1,2 miliardi di dollari (tre volte la cifra attuale) dato che l'azienda avrebbe violato i brevetti in maniera intenzionale.

Samsung nega la propria responsabilità e afferma di aver contribuito in maniera attiva allo sviluppo della tecnologia con l'università. È probabile che l'azienda scelga di ricorrere in appello, come riporta Bloomberg.

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3 Commenti
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aled197420 Giugno 2018, 09:57 #1


un gran bel brutto precedente dal mio punto di vista

dopo il "patent trolling" prevedo tutta una serie di Paesi che si dedicheranno all'arbitrato sui brevetti, e magari molti di questi non saranno propriamente imparziali

che senso ha che due società di uno stato 1 vadano a far giudicare una controversia nello stato 2? (a parte i soldi s'intende)

fossi stato in Samsung neanche mi sarei presentato respingendo al mittente come "al di fuori della competenza territoriale"






a meno che il brevetto non sia stato depositato proprio negli States, sarebbe l'unico appiglio affinchè un tribunale americano ne abbia competenza

ma anche in questo caso la situazione non mi sembra rosea, perchè voler depositare un proprio brevetto in america? Non ha valore se depositato in corea del sud? samsung è troppo influente li?



mah, in un caso o nell'altro mi sembra un precedente preoccupante in un settore già abbastanza delirante di suo


ciao ciao
Alodesign20 Giugno 2018, 10:02 #2
Un'azienda Sud Coreana che ruba un brevetto a un istituto Sud Coreano e che viene condannato da un tribunale Nord Americano.
Zenida20 Giugno 2018, 15:14 #3
Originariamente inviato da: aled1974


un gran bel brutto precedente dal mio punto di vista
CUT...


Perchè infatti non funziona così. Ogni paese ha il suo ufficio brevetti e la validità di un brevetto ha effetto solo nella giurisdizione in cui esso è depositato.

Insomma, se vuoi che una tua tecnologia sia protetta in tutto il mondo devi depositarla in ogni ufficio brevetti del mondo (o comunque, ovunque t'interessi).

Se la tecnologia FinFet fosse stata depositata solo in Corea, negli States potevi fare quello che ti pareva. Infatti, il texas non avrebbe mai potuto condannare Samsung se tale brevetto non fosse stato presente anche nei loro registri.

Questo in alcuni casi vuol dire che potresti essere condannato persino più volte. Dipende se la legislazione del paese di riferimento prevede la non punibilità per un reato gia sanzionato (quasi tutti).

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