in collaborazione con Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia

La Digital Transformation secondo Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia

La Digital Transformation secondo Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia

La Digital Transformation è un processo lungo e impegnativo. Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia porta innovazione al mondo dei professionisti italiani con la suite Genya, pensata da zero per semplificare la trasformazione

di Redazione pubblicata il , alle 12:41 nel canale Software
 

Perché la trasformazione digitale, concetto ampiamente usato in questi anni, appare sempre come un processo complesso e difficile da affrontare? Il motivo è semplice: non si tratta banalmente del passaggio dall'analogico al digitale, ma contempla una trasformazione di abitudini, culture e attitudini e non esiste nulla di più difficile da cambiare di abitudini e mentalità ormai radicate.

Sergio Boaretto, Chief Application Officer di Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia, è a capo del dipartimento di ricerca e sviluppo della società che ha affrontato il problema della trasformazione digitale proponendo una soluzione di successo, aiutando la trasformazione dei professionisti italiani e rivoluzionando il modo di innovare della software factory.

E proprio il mondo dei professionisti è quello che più può trarre giovamento dal processo di trasformazione digitale: "L’adempimento ha perso la sua centralità a favore della conoscenza del cliente e delle sue performance di business. Abbiamo ascoltato il mercato e abbiamo risposto con funzionalità rivoluzionarie. Il progetto Genya è davvero il futuro al presente." ha commentato a tal proposito Boaretto, secondo il quale la digital transformation inizia proprio in laboratorio di sviluppo.


Sergio Boaretto, Chief Application Officer per Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia

Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia ha voluto fare un passo oltre al semplice concetto di aggiornamento e di restyling, una strada che non avrebbe avuto più senso né per il mercato, né per la clientela dei professionisti, e la squadra di Boaretto ha ribaltato ogni logica, iniziando a lavorare su un concept completamente nuovo.

"Un progetto come quello di Genya obbliga al ripensamento di tutta la filiera dell’innovazione e quindi della struttura della software factory. Uno sforzo non indifferente che forse solo una multinazionale può decidere di affrontare. Oggi i layer non sono più qualificabili e bisogna fare insourcing di competenze ed esperienze nuove. Non più soltanto developer ed esperti di dominio, ma architetti, esperti di sicurezza, project manager, e soprattutto UX designer" spiega Boaretto.

Genya è un'esperienza aperta a sviluppi collaborativi

Colui il quale si occupa di progettare l'esperienza utente è una figura chiave nel processo di innovazione poiché oggi è fondamenteale poter determinare, già nel processo di sviluppo, l'usabilità di un prodotto. Del resto il cambiamento ha lo scopo di portare il mercato là dove si sta già indirizzando la tecnologia di massa. Stanno scomparendo le tastiere, si vive e si lavora sempre più in mobilità, le App governano il nostro vivere digitale. La direzione è dunque indicata dal mercato e ascoltarlo porta alla composizione di una soluzione che vince anche la resistenza al nuovo e supera le barriere culturali, poiché più vicina e affine alla vita di tutti i giorni.

A questo proposito Sergio Boaretto fa notare come il progetto Genya nasca dall’osservazione del nuovo consumatore: "La professione oggi deve prendere atto di una mutazione di visione, e un progetto digitale come Genya favorisce l’accoglimento di un cambiamento e prospetta al professionista un modo nuovo di realizzare le proprie competenze e di acquisire un valore esponenzialmente più elevato per i propri clienti".

Secondo Boaretto il valore oggi è nella conoscenza del business dei propri clienti, con velocità e in sicurezza, il valore è nella possibilità di assistere i propri clienti in senso consulenziale indirizzandone le scelte ed accompagnandoli come partner fidato nel loro percorso di crescita.

"Genya in un certo qual senso non è più un prodotto, è un ecosistema. È un’esperienza aperta a sviluppi collaborativi, che apportano valore e che migliorano le performance in senso globale".

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